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Nel novembre 2058, in occasione dell’apertura delle celebrazioni del duecentocinquantesimo anniversario della nascita del grandissimo naturalista Charles Darwin, che ricorreva l’anno seguente, gli organizzatori del prestigioso Festival della Scienza di Mezastrassa avevano invitato a tenere la prolusione di apertura il celebre scienziato Charles D. Monkey dell’università di Rubbish Heap.
Mentre si recava all’auditorium nel quale doveva svolgere la sua dotta prolusione, il paladino di Darwin, comodamente accoccolato sul sul sedile posteriore della limousine, teneva nella mano numero uno un bicchiere di ottimo whisky, con la numero due reggeva un ottima sigaro acceso, con la terza e la quarta scriveva al computer, dando gli ultimi tocchi alla sua dotta conferenza.
La limousine giunse all’auditorium. Vestito di un elegante gessato grigio, con occhi intelligentissimi dietro gli occhiali cerchiati d’oro, folte basette grigie, il celebre accademico scese dall’auto e, con passo saltellante, si diresse verso l’ingresso. Il pubblico attendeva con impazienza. Quando il professor Monkey iniziò a parlare, tutti pendevano dalle sue labbra, e alcuni pendevano anche dai tendaggi sui quali si erano arrampicati. Il professore era un tipo scherzoso, molto aperto e disinvolto, mentre gli scienziati italiani erano confusi e tremebondi per l’imprevista circostanza di essere diventati quadrumani.
“In cinquant’anni” concluse Monkey “l’umanità ha fatto grandi progressi, imparando ad usare tutte e quattro le mani, ciò che costituisce un utile adattamento alle esigenze della vita moderna. Con una mano si può telefonare, con la seconda prendere appunti, con la terza mettersi le dita nel naso, con la quarta palpeggiare il sedere della segretaria. Vedo che voi, scienziati italiani, siete qui paludati e tristi, voi che siete partigiani a oltranza della scienza, voi che siete partigiani dell’evoluzionismo e delle manipolazioni genetiche. Perché mai siete ora imbarazzati di fronte a questo nuovo passo dell’evoluzione umana? La scienza è un’impresa gioiosa. Fate come i giovani che accettano gioiosamente questa importante novità.”
Così dicendo, il grande scienziato si grattò l’orecchio sinistro con il piede corrispondente, afferrò un casco di banane, con insospettata agilità si arrampicò sulle tende e divise i frutti con con i giovani che stavano lì appesi e si reggevano con le mani anteriori, mentre applaudivano freneticamente con quelle posteriori.

MARIA ANTONIETTA NOVARA BIAGINI


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