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Una delle più gravi aggressioni subite dalla luminosa e illuministica laicità dell’Istituzione pratomelmosica fu quella che si scatenò contro quell’artistico involucro di un certo salsicciotto gonfiabile noto come preservativo. Fu una grande lotta laica e democratica che oppose gli autentici democratici, fieri dei loro dubbi amletici, accuratamente coltivati, al mostro clericale aggressore.

L’essere nemico e incontrollabile osava affermare che il preservativo fosse assolutamente inutile nella difesa contro i virus (minimi filamenti nucleico-proteici in grado di passare i pori del lattice dilatato come acqua attraverso un colabrodo), mentre le centinaia di eroi pratomelmosici, tutti rigorosamente laureati in discipline che non avevano nulla a che fare con la biologia, o studentelli ancora privi di qualsiasi laurea, sia pure triennale, ma tutti di belle speranze, debitamente inquadrati e orientati dal giornale infallibile, il Repubblicao meravigliao, smaniavano con petizioni al C.U.N. (Coniglio Universitario Nazionale), articoli di giornale e su Internet, e scariche di democratico sarcasmo italianistico di italianisti che non sapevano l’italiano.

Non fa mestieri precisare che Sederin Dell’Anguria da Pratomelmoso, studentello di belle speranze, non aveva esitato un attimo a schierarsi contro il mostro politicamente scorretto, smaniando contro di lui in assemblee, su Internet, nei “conigli” di facoltà, e perfino nel senatino accademichino, dove l’avevano eletto in una lista democratica e politicamente corretta, antirazzista e antiomofobica. Lungi dal limitarsi ad una semplice difesa a parole del preservativo, Sederino volle sottolineare meglio il suo civile e democratico sostegno al salsicciotto facendone largo uso di persona.

Purtroppo, un brutto giorno, il giovane Sederino si svegliò con una febbre da cavallo e tutta una serie di poco simpatici sintomi di immunodeficienza, che vennero peggiorando sempre più, e contro i quali la scienza medica del prestigioso ateneo di Pratomelmoso, benché all’avanguardia in fatto di codice etico, si rivelò del tutto impotente, tanto che qualche bello spirito suggerì che il pessimo funzionamento dell’ateneo giustificasse un cambiamento di nome, sostituendo in “Pratomelmoso” le lettere “lm” con “rd”. Infine, dopo inenarrabili sofferenze, al povero giovane non restò che abbandonare il fragile involucro di carne e andare a bussare alla porta del paradiso. Lo accolse san Pietro:

Sederino inghiottì la pillola, grande quanto un seme di senape, e appena giunto nel luogo al quale era stato assegnato, venne colto da un furioso accesso di dissenteria che gli durò sei ore (secondo il conteggio dell’aldilà, non comparabile con quello terrestre, che è infinitamente più rapido). Alla fine, ridotto a uno straccio, risalì senza fiato alla porta del paradiso, si ripresentò a san Pietro, che lo squadrò e sentenziò:

Al malcapitato non restò che obbedire, inghiottire il farmaco, questa volta grande quanto un pisello, e la crisi dissenterica gli durò dodici ore (ore dell’aldilà, fatte di anni al posto dei secondi), con dolori di panza da schiantare un rinoceronte. Quando risalì, spossato, alla porta del paradiso, san Pietro scosse la testa:

E consegnò al malcapitato una pillola grande quanto una castagna.

— Posso entrare adesso? — chiese con un filo di voce.

— Sì — sussurrò l’anima, senza fiato.

Così dovrebbe essere il destino delle anime, e così speriamo che sia per tutte, anche se sporche. Sperare non costa niente.

 


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