•  
  •  
  •  
  •  

LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

 

INTRODUZIONE

RAZIONALISMO SCATENATO, MEDIOEVO SOTTERRATO

 

RAP4

Monitum stultis, qui putant se esse sapientes

Caro Don Pier Angelo Gramaglia, mi permetta di significarLe, insieme ai sensi della mia più viva simpatia e delle mie più fervide preghiere per la sua conversione prima che sia troppo tardi, mi permetta, dicevo, di farLe rilevare che Ella ha collezionato la più colossale montagna di fesserie che mai si sia vista in Italia. In Germania avrebbe più concorrenza, perché i tedeschi sono famosi filosofi e pensatori, e quindi celebri in tutto il mondo per aver prodotto milioni di cadaveri grazie alle loro elucubrazioni. In Italia, invece, non siamo tanto avanzati.

Comunque, Ella merita una cittadinanza tedesca onoraria. Il suo saggio Maria Valtorta. Una moderna manipolazione dei Vangeli è da raccomandarsi a tutti quelli che hanno poca barba e vogliono farsela crescere, ed è questo già un notevole punto di contatto con i libri teutonici. Fin dall’inizio Ella si dichiara preoccupato per la “corsa alle visioni, alle apparizioni della Madonna, alle locuzioni interiori e ad altri fenomeni affini”, una preoccupazione pienamente in linea con lo spirito teutonico, che lo zio Adolfo, se fosse ancora fra noi, avrebbe certamente condiviso, sulla linea tracciata da Martin Lutero nella sua Turmerlebnis (l’esperienza della torre, dalla quale nacque il protestantesimo). La Torre: ecco, uno immagina il grande saggio che medita sull’essenza dell’Essere in dignitoso isolamento, in piedi, scrutando pensosamente le stelle appoggiato ai merli dell’austero edificio.

 

Cloaca ex qua protestantismus ortus est

Fermi tutti. Ci dev’essere un errore. Nel monastero agostiniano di Wittemberg, la torre era il gabinetto (vulgo cagatoio, per chi non avesse capito), e lì Martin Lutero, che era entrato in convento per sfuggire alla giustizia essendo ricercato per omicidio, e per di più soffriva di stitichezza, passava ore ed ore seduto meditando, appunto, sul cesso. Fu durante una di queste epiche “sedute”, in spasmodica attesa del fatidico “plof”, che il futuro riformatore ebbe la famosa “illuminazione” che spaccò in due il Cristianesimo, negando alcun valore di salvezza alle opere, minimizzando il ruolo della Santissima Vergine, riducendo il Santo Matrimonio da Sacramento a semplice contratto, e aprendo così la via a tutte le future ermeneutiche moderniste, a tutti gli “eroici furori” razionalisti, a tutte le più deliranti gramagliate, come si evince dalle Sue erudite opere, illustre tuttologo.

Ad esempio, nel suo illuminante saggio sullo spiritismo (a p. 286, per la precisione), Ella ha insegnato alle folle in spasmodica attesa che è “possibile una ermeneutica del mistero della persona di Gesù, di tipo razionalistico, che ne neghi la divinità, poiché la fede cristiana non è il risultato apodittico della semplice esegesi”. Questo, cercando di tradurre per i miei pochi neuroni superstiti, sembrerebbe significare che Ella ritiene che si possa negare la divinità di Gesù Cristo. Se così è, non mi resta che ringraziarLa sentitamente per il cortese permesso, del quale però preferisco non valermi, per modestia di fronte alla Sua oceanica sapienza.

Procedendo nella lettura di questa Sua folgorante pagina introduttiva al Suo magistrale sfogo di flatulenza sulla Valtorta, così denso di elevata cultura teologica, troviamo che, a Suo illuminato parere, questa “corsa alle visioni ecc.” sarebbe “motivata da desideri quasi ossessivi di gratificazioni in modelli di vita interiore che cercano continue manifestazioni nell’immediatezza del Divino”, mentre Ella, dotto qual è, dichiara di preferire invece “il radicalismo evangelico” e la “testimonianza profetica”. Confesso che, nella mia pochezza, non capisco troppo bene il significato di queste dotte espressioni, ma prendo atto della Sua alta riprovazione verso ciò che Ella chiama “una tendenza generale di carattere reazionario e preconciliare verso forme di nostalgia culturale per la vita medioevale, quasi che la nuova Europa dovesse essere ricostruita sulla rovine della ‘grande cristianità’, ove il soprannaturale e lo straordinario erano quotidiani”.

Ella, però, avrebbe potuto – mi scusi, illuminato tuttologo – illuminare meglio gli stanchi cerebri dei poveri mortali che, spremendo gli esausti neuroni superstiti, stentano a seguire le Sue alate parole. E cioè, avrebbe potuto precisare su che cosa si dovrebbe basare la nuova Europa, in modo che tutti potessimo metterci alacremente al lavoro per realizzarla secondo le Sue geniali direttive.

Su che cosa basare dunque il futuro del nostro continente? Sulla “modernità”? Sul modernismo? Sul razionalismo? Sull’ateismo? Sulla massoneria? Sulle banche usuraie mondiali? Sul furto con destrezza? Sul furto con scasso? Sullo spread, sprad, sprid, sprad, sprod, sprud? Sull’ambientalismo? Sulla bavosa teoria del gender? Sull’omosessualismo? Sull’animalismo? Sul veganesimo? Sulle chiacchiere dei salotti buoni? Sull’aborto? Sull’odio? Sull’insulto di cui Ella è indiscusso maestro? Sul gioco delle tre tavolette? Sullo spiritismo? Sul satanismo? Sull’assassinio? Sull’eutanasia? Sulla tanatofilia? Sui cimiteri? Sull’aborto? Attendiamo lumi in proposito.

Gli scritti valtortiani avrebbero “accompagnato e guidato (…) l’ondata di riflusso, manipolando soprattutto i testi evangelici”, e avrebbero successo grazie “alla simbiosi di alcune esperienze medianiche e parapsicologiche con il dinamismo della fede cristiana”, e “a farne le spese è stata certamente quest’ultima” (ibid.).

Devo farLe osservare che le tendenze più reazionarie e preconciliari sono visceralmente ostili alla Valtorta, come dimostrano le bizzarre esternazioni e le superficiali banalità di esponenti ipertradizionalisti come Monsignor Brunero Gherardini e Padre Serafino Lanzetta, che Ella potrà consultare sulla rivista online Riscossa Cristiana, anno 2012, rivista nota soprattutto per il suo granitico supertradizionalismo, il cui direttore ha incivilmente rifiutato di pubblicare le mie repliche. Al contrario, aperture favorevoli alle manifestazioni carismatiche si trovano nel Concilio Vaticano Secondo. Infatti, la Lumen gentium (n. 12) insegna: “I carismi straordinari o anche più semplici e più comuni, siccome sono soprattutto appropriati e utili alle necessità della Chiesa, si devono accogliere con gratitudine e consolazione.”

Il cuore mi sanguina a doverLe segnalare come Ella abbia, almeno in questo caso, del tutto sbagliato bersaglio, anche perché sono costretto a farLe notare, per amor di verità, che Ella certo apprezzerà (la rima è involontaria), che delle cosiddette “esperienze medianiche” della Valtorta non vi è la minima prova, e quindi Ella, stimatissimo tuttologo, ha costruito le sue “analisi scientifiche” non sulla sabbia, che sarebbe ancora un sostegno di qualche specie, ma sul vuoto di una canna fumaria, e – temo proprio – con il fuoco acceso.

(continua)


  •  
  •  
  •  
  •