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LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

Cap. 3 

Tedium diaboli

 

CAPITOLO TERZO

L’INFATUAZIONE DELLO SPIRITISMO

Prima puntata

 

Era purtroppo solo la conclusione di un capitolo, perché ce n’è subito dopo un altro, nel quale Ella ci illumina su “sogni, visioni e spiritismo”.

Per conoscere così a fondo lo spiritismo, come rivelano i Suoi libri, specialmente Esoterismo, magia, Cristianesimo, e Lo spiritismo, Ella, illustre tuttologo, senza dubbio deve averlo osservato molto da vicino, e con ogni probabilità vi ha partecipato più di una volta. Rovistando nei pochi e stanchi neuroni che mi restano, trovo che lo spiritismo – o negromanzia, come viene pure chiamato – è nient’altro che evocazione dei morti, e che è pesantemente condannato dalla Chiesa, anche nel caso di partecipazione passiva alle sedute. Mi pare, se Ella permette, che tale condanna sia ben fondata nella Bibbia (Levitico 19, 26 & 31; Deuteronomio 18, 10-14). Tali pratiche sono severamente condannate anche ne l’Evangelo valtortiano (Cap. 307.7), come pure la credenza nella reincarnazione (Cap. 272). Ma ad uno spirito tanto elevato come il Suo, di certo questo non interessa. Si tratta di Scienza (scienza!?!), e come tale ha tutti i diritti di cittadinanza.

Ella dunque ritorna sul tema dei sogni (p. 65 corsivo nel testo): “Oltre a godere di sogni molto lucidi, Maria Valtorta ha cercato di formulare anche una teoria interpretativa, la quale però ignora del tutto l’esistenza del subconscio.” Povera Valtorta, ignorante delle mirabolanti teorie dell’ateo Sigmund Freud, uno dei maggiori responsabili della fogna relativistica in cui è sprofondato l’Occidente. E così la poverina “tende a interpretare come fatto soprannaturale l’attività fabulatoria della sua vivissima immaginazione” (ibid.).

Immaginazione, mi duole dirlo, illuminato tuttologo, che a Lei manca invece del tutto, dato che continua a ripetere con deprimente monotonia le solite vecchie fabulazioni psicanalitiche mediante le quali avrebbe “sublimato” l’amore-odio (sic!) per sua madre e le sue delusioni sentimentali (pp. 66-68). E, imperterrito, continua: “Convinta di essere un raro fenomeno di strabilianti carismi soprannaturali, la Valtorta lesse sempre i suoi sogni come azioni divine. Spesso le ritenne autentiche premonizioni, con tutti i conseguenti pasticci interpretativi e le logiche forzature, onde poterli rapportare ad eventi accaduti in seguito (…). Ben più importante è il fenomeno delle visioni a carattere allucinatorio, mescolate qualche volta con fatti di tipo spiritistico e medianico e con forme di materializzazione da ectoplasma.” Interviene il figaro: “Siccome questa specie di… (epiteto censurato) PAG non crede in Dio, per lui è logico che il Sovrano dell’universo non possa apparire né dettare, quindi la veggente non può che aver vaneggiato nella propria testa. Però, che magnifiche allucinazioni: sapeva perfino del tunnel segreto nelle mura del Tempio costruito dagli Asmonei e scoperto nel 2005, quarantaquattro anni dopo che la Valtorta aveva lasciato questa valle di lacrime, di persecuzioni infami e di chiacchiere insensate per salire al Cielo a ricevere il meritatissimo premio.”

Ma come contrastare la spurgo di eloquenza gorgogliante dalle fabulatrici profondità dell’intelletto gramagliesco? Mai sfiorato da un’ombra di dubbio, il grande scienziato parapsicologico osserva sagacemente che visioni e illuminazioni in Maria Valtorta si avrebbero specialmente quando lei è esausta. “Tali figurazioni rimangono nella notte, non dileguano facilmente, restano nitide nel cervello, anche se poi le cose abituali tentano di soverchiarle.” (pp. 70-71). A questo punto il figaro insorge: “Ma perché questa testa di… (epiteto censurato) non è sfiorata dall’idea che proprio questo persistere delle immagini è una delle cose più evidenti delle vere visioni? Lo sanno tutti gli studiosi seri dei fenomeni mistici.”

La povera Valtorta doveva proprio essere posseduta da una frenesia di affermazione come una candidata a Miss Universo, almeno secondo la Sua illuminata valutazione, sublime PAG, peraltro contraddetta da tutto ciò che ci dicono le fonti e da tutto ciò che sappiamo del carattere della veggente. Ma Ella sa, e quindi ci inchiniamo al suo giudizio: “I fenomeni carismatici costituiscono l’unico strumento rimasto alla Valtorta per riuscire ad affermare se stessa in un contesto umano di fronte al quale ella non ha più alcuna risorsa fisica o culturale.” (p. 72). Ma perché dice tante fesserie, esponendosi al ludibrio di quel maleducato del mio barbiere? Lo sa bene che io, Suo devoto ammiratore, uso i miei pochi neuroni rimasti per difenderLa, mentre il figaro di neuroni ne ha da vendere: forse per questo ha opinioni diverse dalle mie. Il mio barbiere mi ha fatto osservare che tanto poco la Valtorta si preoccupava della propria autoaffermazione che chiese a Dio non avere alcun segno esteriore né in vita né in morte. A parere del figaro, Ella, illuminato tuttologo, sforna deliranti chiacchiere pseudopsicologiche mentre, in preda com’è alle Sue ossessioni spiritiche, non capisce una mazza di mistica.

Ed Ella non manca di confermare questa diagnosi ad ogni pie’ sospinto, come quando insiste (p. 74): “Una volta scattato il meccanismo psichico, assai simile all’autoipnosi, si sviluppa tutta una serie di spunti mariani, sempre più esagerati e sdolcinati. Le ‘presenze misteriose’ della Madonna, simili alle presenze nelle sedute spiritiche, hanno lo scopo di compensare affettivamente la mancanza di amore materno (…). A volte la visione viene a confermare una precedente meditazione. Così il 17 dicembre 1943, dopo una riflessione sui sacerdoti razionalisti che rifiutano di credere alle apparizioni ecco arrivare la Madonna in lutto”. In questo caso, con mio sommo dispiacere, mi trovo d’accordo col mio barbiere, il quale afferma che questa non è che l’ennesima noiosa ripetizione della banale, ormai prevedibilissima solfa che esiste solo in una mente infatuata dallo spiritismo, affondata in una palude di arroganza.

(continua)


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