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Dopo attenta valutazione, la commissione composta 1) dal mio barbiere, 2) dall’aiuto barbiere esperto in psicopatologia, e 3) dallo yeti, ha unanimemente ritenuto degno della Medaglia Gramaglia

Don Guido Bortoluzzi e i suoi corifei

con la seguente motivazione:

Freneticamente sostenuto da alcune pie anime che non avevano niente di meglio da fare, il Bortoluzzi produceva un’interpretazione della Genesi basata su otto presunte “visioni”: una “Donna purissima” sarebbe stata la fantomatica “madre dei figli di Dio”, mentre un “ancestro” subumano, una specie di scimmia dalle braccia lunghissime, di nome “Eva”, sarebbe la “madre dei figli degli uomini”.

Adamo avrebbe generato due discendenze diverse, la buona dalla “Donna purissima” da cui sarebbero nati Abele e Set, la cattiva dalla subumana “Eva”, madre di Caino. Abele non sarebbe stato ucciso da Caino per invidia, perché le sue offerte erano ben accette a Dio, ma sarebbe stato sodomizzato e assassinato a soli tre anni. Gravissima e rivoltante contraddizione con la Genesi (quella seria).

Le due linee, dalla fantomatica “madre dei figli di Dio” e dall’“ancestro” Eva, si sarebbero poi ibridate, inquinando la linea “pura”. Così il peccato si riduce a una semplice tara genetica, la contrizione per i peccati non ha più senso. Il Bortoluzzi e i suoi svagati corifei non si chiedono neppure dove vada a finire, in questo caso, la responsabilità e il libero arbitrio, aprendo con somma incoscienza la porta ad un relativismo morale graditissimo al Maligno.

Il serpente non c’è più, scompare il diavolo, che pertanto sarebbe del tutto “innocente” del peccato originale. Il demonio, commosso, ringrazia: infatti, nascosto, lavora meglio. Eva e il serpente si confondono in un unico essere, mentre la Genesi (quella seria) ne parla esplicitamente come di due esseri del tutto distinti: altra diretta, gravissima, insanabile contraddizione con la Sacra Scrittura (e con la rivelazione a Maria Valtorta).

Dio non sembra l’Essere onnipotente capace di creare l’uomo dal fango, ma una specie di allevatore che giocherella con gameti e uteri in affitto. In un colpo solo, peccato originale, diavolo, responsabilità di Eva, onnipotenza divina, tutto viene cancellato e sostituito da una danza di ibridazioni andate a male tra esseri umani e subumani, nanerottoli con le orecchie a punta e la lingua rossa in fuori, i ridicoli “ancestri” della cui esistenza sappiamo solo attraverso il delirio del Bortoluzzi.

Con supremo sprezzo del ridicolo, Bortoluzzi si addentra anche in una spiegazione dell’origine del pianeta Terra, che nella sua “rivelazione” assume la forma di una pera, forse sotto l’influsso della grappa alla pera di cui il cosiddetto “veggente” doveva essere gran consumatore.

Le fregnacce bortoluzziche non avrebbero fatto molta strada se la gerarchia, tanto solerte nel perseguitare ingiustamente la Valtorta (colpevole di non aver permesso che la sua rivelazione venisse sfruttata dalla gerarchia stessa per fare soldi, perché quello e solo quello era il problema), si fosse degnata di intervenire, nell’interesse della retta dottrina, a sgonfiare la bufala bortoluzzica.

A gonfiarla, invece, si sono dati da fare Renza Giacobbi, Giuliano Meneghello, Fausta M. Priuli ed altri, i cui nomi per pietà si omettono.

A completare questa disamina, si aggiunge l’ironico apprezzamento dello yeti:

“Urg urg sgrunz. Ancestrunz molto bellunz. Sono miei antenatunz. Anche Terra fatta a perunz molto bellunz: sarà pera o strunz di asinunz? Proclamunz Bortoluzz e suoi corifeunz tutti yeti onorarunz.”


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