I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

I Trigotti

Categoria: Humanae litterae (Pagina 13 di 36)

MOSTRI MARINI O MOSTRI DELLA RAGIONE? reloaded

   Gli artisti medievali erano capaci di produrre fantasiose rappresentazioni di mostri marini, in base a dicerie di marinai (Fig. 1), e la tradizione continuò anche nell’età delle grandi esplorazioni geografiche (Fig. 2), in una sorta di terrorismo mitologico, segno di arretratezza, senza dubbio.

Fig. 1 — Mostri marini, simboli del male, dal soffitto della chiesa di San Martino in Zillis, Cantone dei Grigioni seconda metà sec. XII.

Fig. 2 — Immaginari mostri dei mari glaciali, carta geografica di Antonio Lafreri, 1570.

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EINSTEIN SMENTITO?

EINSTEIN SMENTITO?

La velocità della luce (circa 300.000 km/sec) è, secondo Einstein, una costante universale, e non può essere superata. Moti superluminali si osservano tuttavia nell’universo. Dai blazar (dall’inglese blazing quasi-stellar object), sorgenti altamente energetiche, variabili e molto compatte associate a un buco nero supermassiccio che si trova al centro di una galassia, si staccano nuvole di plasma dalle componenti radio principali e se ne allontanano a velocità spesso maggiori della velocità della luce, fino ad un fattore 10. Si tratta di un paradosso spiegabile entro la cinematica relativistica, piuttosto che di una sua violazione.

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ACCADEMIA NECROFILA reloaded

LA VERITÀ E QUELLI CHE LA ODIANO

L’obiettivo dei satanisti che oggi menano la danza non è l’ateismo, ma il panteismo tribale, che adora la creatura dimenticando il Creatore, condito di urla isteriche contro chiunque abbia il coraggio di additare la Verità, col favore di tutti i media okkupati, di tutti i vari templi, tempietti e vespasiani universitari ben forniti di codici e(me)tici, e col sostegno di leggi aberranti e nemiche della vita. L’odio di questi ciechi sventurati non risparmia nessun punto della Verità. E ogni punto della Verità condanna costoro e il loro odio. Anzitutto li condanna come violatori di tutti e dieci i Comandamenti. Giova ricordarli perché qualcuno potrebbe averli dimenticati. “Io sono il Signore Dio Tuo: Non avrai altro Dio fuori che me. Non nominare il nome di Dio invano. Ricordati di santificare le feste. Onora il padre e la madre. Non uccidere. Non commettere atti impuri. Non rubare. Non dire falsa testimonianza. Non desiderare la donna d’altri. Non desiderare la roba d’altri.

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IDEOLOGIA, SCHIZOFRENIA E RESISTENZA AFRICANA

IDEOLOGIA OMOSESSUALISTA,

SCHIZOFRENIA PARANOIDE

E RESISTENZA AFRICANA

(Meglio incontrare costui o uno scorpione gigante?)

La base “culturale” alla propagazione dell’ideologia omosessualista è opera del “filosofo” francese Michel Foucault (1981), autore della visione costruzionista sociale del corpo. Questo vorrebbe dire che il corpo è “fatto dal discorso”, da ciò che se ne dice e se ne pensa: quindi solo il prodotto di particolari pratiche sociali e di “reti di significati” (Foucault 1974). La sessualità non sarebbe quindi un fatto “naturale” del corpo, legata alla coppia cromosomica XY dei maschi e XX delle femmine, ma un “prodotto di regimi storicamente specificati di potere normalizzativo agenti sul corpo” (Foucault 1981). Foucault elaborò queste idee durante la sua lunga frequentazione di comunità omosessuali sadomasochiste in California, nelle quali si sforzò di disseminare l’Aids quando si accorse di esserne mortalmente malato egli stesso (e fu infatti la malattia che lo condusse alla tomba). Dobbiamo queste interessanti notizie al Miller (1993), autore di un’accurata indagine biografica sulla vita del “filosofo” francese: una biografia che non è stata tradotta in Italia. Grazie anche al sostegno del famigerato Tavistock Institute, l’influsso del Foucault è attualmente enorme. Non c’è rivista di “scienze sociali”, specie del mondo anglosassone, e sempre più anche in Italia, che non lo citi. Nel frenetico sforzo di rendere “normale” l’omosessualità, la “sociologa” Sally Munt è giunta a “sognare” una “nazione lesbica” (Munt 1992, pp. 475-476, trad. d. autore), un “sogno” che ha così descritto:

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LA ZAPPA SUI PIEDI

LA ZAPPA SUI PIEDI

È difficile tradurre l’espressivo termine inglese backfiring. Si potrebbe renderlo con “controproducente”, che tuttavia non rispecchia esattamente il concetto di qualcosa che “spara all’indietro” ottenendo un risultato esattamente opposto al desiderato. Più efficace è l’espressione “darsi la zappa sui piedi”.

La sorte di certe parole è una istruttiva illustrazione di questo fatto. Può accadere che si cominci col coniare un’espressione derisoria, di fatto un insulto, e quella parola si trasformi in titolo di ammirazione e di lode.  I detrattori si danno la zappa sui piedi. Vediamo qualche esempio.

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GENOVA. CIVILE DIMOSTRAZIONE DEI CITTADINI ESASPERATI

Oggi 28 ottobre 2020, dalle ore 11.30 in poi si è svolta la pacifica e civile dimostrazione dei cittadini esasperati dalla rovinosa politica di autorità prepotenti e soprattutto  ignoranti che credono di poter sconfiggere un virus ormai in netto declino distruggendo l’economia e gettando sul lastrico migliaia di famiglie, forse pensando che morire di fame sia più piacevole che morire di influenza. Se lavorare non è un diritto, perché dovrebbe essere un dovere pagare le tasse? come argomentavano alcuni cartelli dei cittadini giustamente indignati.

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ARCANGELI CADUTI E UNIVERSITA’ INTOLLERANTE reloaded

ARCANGELI DEL CIELO,

PROTEGGETECI DAGLI ARCANGELI CADUTI

Un po’ di tempo fa il Professor Emilio Biagini, forse perché reo di lesa maestà verso i talebani del politicamente corretto, fu attaccato in tutti i modi da giornalucoli e radiucce locali della Sardegna.

Chissà chi aveva dato loro i numeri di telefono riservati del Professor Biagini, insieme a un dossier di frasi “contestate” tratte da un libro di testo?

(Ma chi è costui? Non so, forse il Duce.)

Il dossier era evidentemente compilato da gente che non aveva capito niente, non era capace di capire e non voleva capire, dato che si era avventurata a pontificare su argomenti al di fuori della propria competenza (ammesso che avesse qualche competenza, a parte un’isterica adesione al relativismo, al nichilismo, e alla cultura della morte).

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POVERI RECENSORI

POVERI RECENSORI,

NON HANNO TEMPO DI LEGGERE

(di Emilio Biagini)

Molti recensori non leggono quello che recensiscono e fanno una figura penosa… Se poi uno il recensore lo fa di professione e non scrive altro, è degno della massima pietà: poveretto, mancando la capacità creativa, si limita a fare le pulci a quelli che, in qualche modo, più o meno, ce l’hanno.

Nella recensione che un ominide ha fatto del mio testo universitario Pianificazione territoriale in Occidente, mi sono visto rimproverare la “scelta casuale” degli esempi di paesi esaminati; ma c’era tutto un capitolo dedicato ai criteri della scelta, sia in base alla teoria dell sviluppo polarizzato, sia in base alle competenze linguistiche, evidentemente sfuggito al distratto recensore. Al sottosviluppato non andava giù che non avessi considerato quel modello di socialismo suicidario che è la Svezia, ma c’era il fatto che allora parlavo solo cinque lingue straniere e lo svedese non era tra queste, e come si fa ad esaminare i documenti degli uffici di pianificazione se non si conosce la lingua? Probabilmente lui sapeva lo svedese o, ancor più probabilmente, era abituato a parlare in base a documenti che non comprendeva, ma siccome era un sussiegoso barone universitario, non si poteva dirglielo sulla facciaccia.

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L’AMERICA E LO SPETTRO DEL FASCISMO reloaded

L’AMERICA E LO SPETTRO DEL FASCISMO

 Liberator copia

Dopo i democratici bombardamenti a tappeto per ammorbidire i pupi, occorreva erudirli sul felice salvataggio dagli orrori della dittatura. Per questo venne fondato Il Mese, la rivista di propaganda per l’Italia “liberata”, che presentava articoli compendiati da varie fonti. Ad oltre settant’anni di distanza, avviati al disastro demografico dal malthusianesimo e dall’ambientalismo anglosassone, nonché sprofondati nel mondialismo usuraio di Soros-Sauron e soci annidati in WallStreet-Barad-dûr, siamo in grado di valutare quanta gratitudine dobbiamo ai nostri “liberatori”.

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