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Tutti ne parlano di seconda mano, ma l’articolo originale, che svela i retroscena della miserabile “epopea dei mille”, è pressoché introvabile. Grazie alla segnalazione di un amico, sono riuscito finalmente a mettere le mani sull’articolo che riproduco qui sotto parola per parola,

Questo articolo ha causato enorme imbarazzo ai massoni, poiché mette a nudo lo squallore della cosiddetta “libertà” che i delitti e le congiure massoniche hanno imposto all’Italia.

L’articolo è stato ritrovato, ma dell’autore Giulio Di Vita, già docente di Economia politica all’università di Edimburgo, non si trova traccia. Spero tanto di sbagliarmi, ma gli sarà mica successo qualche “incidente”?

GIULIO DI VITA, “Finanziamento della spedizione dei Mille”, in La liberazione dell’Italia ad opera della massoneria, Centro per la Storia della Massoneria, Roma, cur. Aldo A. Mola, Foggia, Bastogi, 1990, pp. 379-381.

Non molto è noto e documentato sul finanziamento dei Mille. Forse una certa ritrosia ha inibito indagini più rigorose in questa materia, quasi temendo che valutazioni finanziarie ed amministrative potessero offuscare il Mito.

Questo atteggiamento agiografico è storicamente irrilevante e va respinto con decisione.

Quanto viene riferito è un modesto versamento – circa 25.000 lire – fatto da Nino Bixio a Garibaldi in persona all’atto dell’imbarco dei Mille da Quarto.

Studi in archivi e su periodici di Edimburgo mi hanno permesso di rilevare e confermare il versamento a Garibaldi di una somma veramente ingente, durante la sua breve permanenza a Genova, prima che la Spedizione sciogliesse le ancore.

La somma, riferita con precisione, è di tre milioni di franchi francesi. Questo capitale tuttavia non venne fornito a Garibaldi in moneta francese, bensì in piastre d’oro turche.

Non è agevole valutare il valore finanziario di tale somma. Riferito alle valute dell’epoca dei principali Stati europei, e rapportandolo al reddito nazionale, con larga approssimazione si tratta di molti milioni di dollari di oggi.

Esiste un vasto golfo tra l’intrepido e l’irresponsabile. Lunghi anni di commerci internazionali avevano certo insegnato a Giuseppe Garibaldi le dure leggi dell’organizzazione e del finanziamento. Già dalla guerra in Uruguay, egli si era dimostrato un professionista nel pianificare, controllare e guidare la logistica delle operazioni.

Negli anni precedenti la Spedizione dei Mille, sia i fratelli Bandiera che Carlo Pisacane, generosi idealisti ma dilettanti, avevano gravemente mancato negli aspetti organizzativi, finanziari e di approvigionamento, e le loro spedizioni si trasformarono in inutili massacri.

La conferma dell’esistenza della cassa segreta della Spedizione viene pure fornita da una lettera alla sorella di Ippolito Nievo, ufficiale capo della Intendenza, nome che allora abbracciava le scorte auree e di valuta di una impresa militare.

Il Nievo scrive che, per sicurezza, teneva il cumulo di “sacchetti d’oro” sotto il suo pagliericcio, nel proprio alloggio.

Questo dettaglio può fornire un interessante spunto alle ipotesi sulla fine di Ippolito Nievo, e la scomparsa del piroscafo “Ercole” che lo portava da Palermo a Napoli.

Nievo, al termine dell’epopea dei Mille, tornando al Quartier Generale dell’Esercito Regio ed al Ministero della Guerra, recava con sé tutta la documentazione finanziaria della Spedizione.

Certamente non potevano mancare precise informazioni sull’uso dell’oro ricevuto da Garibaldi alla partenza.

Come è noto, il piroscafo “Ercole” affondò durante la breve traversata. Altre navi nel Tirreno meridionale non avevano incontrato in quelle ore tempeste pericolose.

Quasi subito si sparse la voce di sabotaggio, che probabilmente aveva causato una esplosione nelle caldaie. Questo pare sia stato recentemente confermato da esplorazioni subacquee.

Bisogna tener presente che la piastra turca, cioè la moneta di un Impero che da secoli occupava metà delle coste mediterranee, era valuta accettata ed apprezzata in tutto il bacino del Mediterraneo, e particolarmente in isole quali la Sicilia e Malta, Creta e Cipro.

Non possiamo formulare accuse specifiche di corruzione a carico di ufficiali e di autorità amministrative e civili del Regno delle due Sicilie.

È tuttavia incontrovertibile che la marcia davvero trionfale delle legioni garibaldine, dalla Conca di Palermo al Vesuvio, venne immensamente agevolata dalla conversione subitanea di potenti dignitari borbonici dal Sanfedismo alla democrazia liberale. Non è assurdo pensare che questa vera illuminazione pentecostale sia stata, almeno in parte, catalizzata dall’oro.

Può essere dibattuta la ragione di questo potete aiuto. Non sono emersi sinora documenti sulle deliberazioni decisionali. Probabilmente le linee di strategia politica erano due.

La prima, colpire il Papato nel suo centro temporale, cioè l’Italia, agevolando la formazione di uno Stato laico.

La seconda, creare un nuovo Stato unitario dalle Alpi alla Sicilia, una forte opposizione alla Francia, che non avrebbe così potuto impedire l’aprirsi dei piani imperiali britannici sull’Africa e sul Medio Oriente, il Mediterraneo e la via alle Indie.

Militarmente, storici francesi dissero che l’unità italiana venne creata da tre vittorie di eserciti stranieri: la “tre esse”, Nel ’59 Solferino diede Milano, nel ’66 Sadowa diede Venezia, nel ’70 Sedan diede Roma.

Ma la vittoria della Camicie Rosse fu italiana soltanto – purtroppo contro altri Italiani. Nella dotta relazione di Stolper ieri Garibaldi venne elogiato come guerrigliero più che formale stratega. Tuttavia von Moltke, capo del formidabile Stato Maggiore prussiano, che di queste cose se ne intendeva, ebbe a dire che la battaglia del Volturno era stata condotta in maniera tatticamente esemplare.

La spedizione dei Mille rimane un evento focale nella evoluzione della moderna Europa. Cronologicamente parallela alla guerra di secessione americana, alla rivoluzione industriale, al canale di Suez, contribuì ad iniziare quel processo di destabilizzazione e di ristrutturazione dell’area mediterranea che dura ancor oggi.

Non è difficile immaginare quale sconvolgimento sia stato per le tenere budella massoniche veder messo a nudo lo squallore di uno Stato che nasceva col tradimento, e che infatti da allora vive di sotterfugi, sconci accordi sottobanco, intelligenza col nemico non appena si è trovato in guerra, tradimento degli interessi nazionali ai poteri forti massonici del mondialismo satanista,

Punti sul vivo, i menestrelli del “risorgimento” cercano di dimostrare che il Sud era tanto arretrato e aspettava ansiosamente di essere “liberato” e colonizzato, mentre il Piemonte era un modello di prosperità e di “progresso” (specie di “progresso” non fanno che riempirsi la bocca). Se qualcuno li contraddice, sanno solo reagire insultando. Vedi, in questo sito, l’articolo BESTIARIO, nel quale si può apprezzare l’alto livello scientifico e umanistico dei tardi menestrelli risorgimentali.

Prima hanno detto di voler “fare l’Italia”, ora la stanno distruggendo nelle fornaci della finanza usuraia e dei potentati massonici di Bruxelles/Baradur. Ma attenzione: le cose storte finiscono per affogare nelle proprie contraddizioni.

Nel loro frenetico odio verso l’immutabile Verità cristiana (vedi, in questo stesso sito, l’articolo SAN MASSIMILIANO KOLBE E LA MASSONERIA), questi lividi odiatori favoriscono tutto ciò che è ostile alla civiltà cristiana (islam, terzomondismo, femminismo, immigrazionismo, laicismo, maledizioni anticristiane del Talmud, relativismo, protestantesimo, omosessualismo, ambientalismo, abortismo, malthusianesimo), e in tal modo costringono a convivere realtà che sono del tutto incompatibili l’una con l’altra, ciò che non fa presagire niente di buono.

Quem Deus perdere vult, amentat.


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