I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

Mese: agosto 2017 (Pagina 2 di 2)

LA LUCE CAP. 05

 

In quell’istante, di ritorno da scuola, giunse Paolo. Sapeva che l’appartamento di fronte aveva cambiato proprietario e non si meravigliò scorgendo l’autotreno dell’impresa trasporti con i facchini che scaricavano. Salutò con timoroso rispetto i nuovi vicini, entrò nell’atrio e vide la “cosa”.

Il suo primo pensiero fu: “Che bella ragazza”. Si era voltata verso di lui, ed egli poté vedere il visino ovale, pallido, incorniciato dai capelli neri, le labbra rosee, gli occhi grandi, neri, tristi, che si abbassarono subito incontrando il suo sguardo. Fu allora che Paolo notò le stampelle e il resto.

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LA LUCE CAP. 04

 Una città non troppo grande, non la solita metropoli che ha ingoiato paesi e borgate vicine devastando al tempo stesso il proprio centro storico. Il nome? è proprio necessario ricordarlo? In tale ambiente viveva Paolo Donati, ligure per parte di madre, emiliano di nascita. La sua città era l’unico angolo di mondo che conoscesse. Di andare altrove, quando la scuola era chiusa, non se ne parlava, ovviamente, per non finire a “pan dimandato”.

Paolo non sapeva cosa volesse dire villeggiatura, viaggio o vacanza, e ascoltava i racconti dei compagni in autunno —chi era stato a Riccione, chi a Cortina d’Ampezzo, chi più modestamente a Bellaria, ma qualcuno perfino a Parigi o in altre favolose località straniere —con un misto di meraviglia e di desiderio. Non sapeva cosa fosse l’invidia. Avrebbe solo voluto avere qualcosa ogni tanto anche lui: qualcosa da ricordare e da raccontare.

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LA LUCE CAP. 03

 

La “lectio brevis” di quell’ultimo giorno cominciò in una baraonda ormai tollerata dall’insegnante, che si mise a discorrere con alcuni allievi, mentre altri invano supplicavano per conoscere i propri voti. Paolo estrasse un blocchetto per appunti e scrisse:

“Cara Claudia, ti amo tanto e vorrei chiederti…”.

Subito si fermò, con la certezza di aver scritto una puerilità. E poi se qualcuno l’avesse letto… Lacerato il foglio in minutissimi pezzetti, si mise in tasca i frammenti per disperderli più tardi, fuori della scuola, dove nessuno potesse rimetterli insieme. Questo si ripeté sei volte, prima che la forma del messaggio gli sembrasse soddisfacente:

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LA LUCE CAP. 02

 

Paolo era assai timido: chiunque se ne accorgeva a prima vista. Per lui, così immerso in quella vita fra casa e scuola, fra l’isolamento dello studio e le costrizioni materne, la timidezza era un’invalicabile barriera: come capire lo stato d’animo degli altri? l’effetto delle proprie parole? ciò che si poteva dire e quello che conveniva tacere? come adattare il comportamento alle circostanze? — Il suo era un mondo di libri, di riflessione, di fantasie. Quando cercava di esternare i suoi pensieri, spesso profondi, i compagni si annoiavano o ridevano. Essere il primo della classe, o comunque costantemente fra i primi, non lo rendeva popolare. L’invidia era sempre in agguato. E i “grandi”, che forse lo avrebbero capito, o almeno alcuni di loro, erano così lontani.

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LA LUCE CAP. 01

 

Già edito dalla ECIG di Genova e attualmente esaurito, il romanzo viene qui riproposto per intero, a puntate.

Se per caso qualcuno dei nostri ventitré lettori e mezzo fosse interessato, ecco il Capitolo 1.

 

1

 

La luce inondava l’aula in quelle mattine di giugno, quando gli studenti della seconda liceo classico rumorosamente vi irrompevano, prendendo posto nei banchi scavati dai temperini di tanti predecessori. Alcuni dei più vecchi recavano forse i segni di coloro che, divenuti ora grandi e importanti, figuravano tra i maggiorenti della città. Ma i ragazzi, né grandi né importanti — non esisteva ancora la “contestazione” —, non si perdevano in meditazioni archeologiche. Un solo pensiero li elettrizzava: “tra poco finirà la scuola”.

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EUROPA DA VOMITO

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