Paolo era assai timido: chiunque se ne accorgeva a prima vista. Per lui, così immerso in quella vita fra casa e scuola, fra l’isolamento dello studio e le costrizioni materne, la timidezza era un’invalicabile barriera: come capire lo stato d’animo degli altri? l’effetto delle proprie parole? ciò che si poteva dire e quello che conveniva tacere? come adattare il comportamento alle circostanze? — Il suo era un mondo di libri, di riflessione, di fantasie. Quando cercava di esternare i suoi pensieri, spesso profondi, i compagni si annoiavano o ridevano. Essere il primo della classe, o comunque costantemente fra i primi, non lo rendeva popolare. L’invidia era sempre in agguato. E i “grandi”, che forse lo avrebbero capito, o almeno alcuni di loro, erano così lontani.








