La “lectio brevis” di quell’ultimo giorno cominciò in una baraonda ormai tollerata dall’insegnante, che si mise a discorrere con alcuni allievi, mentre altri invano supplicavano per conoscere i propri voti. Paolo estrasse un blocchetto per appunti e scrisse:
“Cara Claudia, ti amo tanto e vorrei chiederti…”.
Subito si fermò, con la certezza di aver scritto una puerilità. E poi se qualcuno l’avesse letto… Lacerato il foglio in minutissimi pezzetti, si mise in tasca i frammenti per disperderli più tardi, fuori della scuola, dove nessuno potesse rimetterli insieme. Questo si ripeté sei volte, prima che la forma del messaggio gli sembrasse soddisfacente:









