•  
  •  
  •  
  •  

Nella repubblica pecoresca i sudditi erano singolarmente disabituati a difendersi. La lunga notte dello statalismo li aveva abituati a un atteggiamento passivo. Guai a sfiorare un ladro entrato in casa, guai a detenere una qualsiasi arma e doppio guai a usarla. Da quando il Grande Pazurko del centro di comando pecoresco si avvide che negli altri ovili imperversavano le dottrine dell’ambientalismo e della bandiera arcobaleno, si impegnò a propagandarle tra il pecorume del proprio ovile, usando a tutto spiano il feticcio parlante presente in ogni casa e vomitante spazzatura da cento canali a colori. “L’ha detto la televisione”, belavano le pecore, ad indicare che aveva parlato l’Oracolo.

Sui disegni totalitari del Grande Pazurko si levò il sole dell’avvenire quando l’annuale epidemia d’influenza fu complicata da problemi polmonari di non chiara origine, forse dovuti ai giochetti di guerra batteriologica degli ovili superpotenti. Con la benedizione del bianco pecoraio della Pampa, il Grande Pazurko nominò una commissione di quattrocentocinquanta scientifici pecoroni per dare una parvenza di serietà alla cosa, e subito comunicò, attraverso il feticcio parlante, che i pecoroni dovevano scordarsi della felice vita precedente: niente più belati liberi, spese elettroniche tracciabili, tracciamento sistematico dei movimenti, controllo degli sternuti con ricovero coatto nelle apposite macellerie ospedaliere.

I pecoroni, terrorizzati, si adeguarono senza far motto. Rinunciarono perfino a suonare il clacson se bloccati sei ore in autostrada da lavori fatti proprio all’ora di punta. Si autonominarono custodi dei propri fratelli e sorelle, ammonendo pecoroni che non conoscevano a tenere stretto il bavaglio pazurkesco. Pecorelle di nervi fragili davano in escandescenze isteriche quando l’inutile e nocivo bavaglio veniva abbassato per respirare un po’ di ossigeno invece dell’anidride carbonica. Kapò della rivoluzione si autonominò Mucca Pazza Kuh (Kuh sta per mucca in tedesco) o, per latinizzare il nome, Cu…, continuamente evocato nei fioriti discorsi della Mucca, che temeva fortemente di essere presa per il Cu…, essendo quella la parte più sensibile e ragionante della sua anatomia.


  •  
  •  
  •  
  •