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A soccorso delle traballanti tesi ambientaliste viene usata la matematica, naturalmente non nel modo rigoroso di Bjørn Lomborg (2001), il quale ne dimostra la fallacia e la malafede, ma secondo procedimenti che mirano più ad impressionare per via di metafore che ad ottenere affidabili risultati scientifici. Tale è il caso, ad esempio, del volume Strumenti per la valutazione ambientale della città e del territorio, curato dal Ferlaino (2010c). Le tecniche ecologistiche presentate nel cit. volume (valutazione di impatto ambientale, valutazione ambientale strategica, analisi costi-benefici modificata in senso ambientalista, matrice dei conti nazionali includente i conti ambientali, contabilità dei flussi di materia, analisi “eMergetica” [sic!?!], biocapacità, analisi dell’impronta ecologica, curva di Kuznets ambientale, equazione I-PAT) richiedono dati talmente aleatori ed esposti a pesanti forzature soggettive quando si cerca di quantificare le variabili, da privare questi metodi pseudoscientifici di qualsiasi valore.

Stranamente, in questi casi di palese malascienza, non si parla più di relativismo. L’ambiente è divenuto un “valore assoluto”, apoditticamente affermato come unico punto di riferimento dell’esistenza. Ad esempio, la curva di Kuznets ambientale mette in relazione indicatori di impatto ambientale (emissioni di anidride carbonica) con i livelli di reddito. Dobbiamo al Fardelli (2011), del sapienziale ateneo romano, una “rilettura critica” della curva di Kuznets, con la quale pensa di dimostrare che “la crescita economica non costituisce una soluzione dei problemi ambientali, anzi ne rappresenta un aspetto” (Fardelli cit., p. 265). Dunque, abbasso la crescita economica, che non risolve niente, piccolo è bello, evviva il massonico Club di Roma, che non ha mai imbroccato una previsione, ma non importa. Che significa tutto questo? Anzitutto, il concetto di “crescita economica”, puramente quantitativo, tradisce e mistifica l’intera questione. Gli ambientalisti amano parlare di crescita, che si lascia inquadrare con qualche statistica (spesso taroccata), mentre l’economia (e l’intera società umana) procede, come già osservato, per sviluppo, il cui vero motore sono le innovazioni: esse comportano salti di qualità nella produzione economica e nel modo di vivere; una società che è passata dalla carrozza all’automobile non è semplicemente cresciuta, è radicalmente cambiata, non è più la stessa, funziona in modo diverso, a livelli di efficienza, di rapidità di comunicazioni e di produttività del tutto differenti. Ma le automobili inquinano, strillano i talebani ambientalisti. Sì, perché le feci di cavallo onnipresenti nel mondo preindustriale, che rendevano irrespirabile l’aria delle città e favorivano il dilagare di malattie d’ogni genere, quelle no, non inquinavano, vero?

In secondo luogo, quando la finiranno di seccarci con queste eterne chiacchiere sull’anidride carbonica? Possono forse controllare le quantità gigantesche emesse dall’attività vulcanica, tanto da essere sicuri che l’aumento nell’atmosfera è provocato dall’uomo? Vi sono sul pianeta oltre diecimila vulcani, per il 96% sottomarini, molti dei quali in eruzione permanente, come pure in attività sono le dorsali oceaniche (vulcaniche per definizione, essendo zone di più intensa tettonica distensiva). Se può interessare i signori ambientalisti, possiamo ricordare che queste dorsali sono lunghe, nell’insieme, ben sessantacinquemila chilometri (più di una volta e mezza la circonferenza della Terra all’equatore). L’anidride carbonica così emessa nei fondi marini è un gas ed ha naturalmente la tendenza a diffondersi; atmosfera e mare si scambiano gas in continuazione: sarebbe interessante sapere quanta CO2 di origine sottomarina passa nell’aria. Perché non si fanno ricerche in questa direzione? Forse perché il terrore ambientalista ha decretato che delle emissioni naturali non si debba tener conto?

Non basta: possono gli ambientalisti dimostrare che il lieve aumento dell’anidride carbonica è diretta responsabile del mitico “riscaldamento globale”? Possono dimostrare che l’aumento dell’anidride carbonica è necessariamente nocivo? Che è in qualche modo collegato a patologie umane, epidemie, accorciamento della vita media? Come mai l’aspettativa di vita appare direttamente collegata solo ed esclusivamente al reddito pro capite? Più soldi più salute, non meno anidride carbonica più salute. All’inizio della rivoluzione industriale l’aspettativa media di vita si aggirava, nei paesi occidentali, sui quarant’anni o meno, oggi è sugli ottant’anni. C’è molto da dire sul feroce sfruttamento della prima rivoluzione industriale, ma è innegabile che in una fase successiva, specie dal 1900 in poi, l’imprenditoria concreta e generatrice di posti di lavoro abbia portato sensibili miglioramenti nel tenore di vita dell’Occidente. Questi miglioramenti sono periodicamente minacciati dalla speculazione dei potentati finanziari, che non generano posti di lavoro, ma piuttosto li distruggono, e sono poi, proprio loro, i promotori e i finanziatori dell’ambientalismo.

Le statistiche permettono agli ambientalisti di costruire elaborate mistificazioni pseudoscientifiche a sostegno di tesi estremistiche, ma i metodi statistici, anche se applicati onestamente, soffrono di due obiezioni di fondo: anzitutto, mentre nelle tradizionali analisi input-output si avevano solo dati economici quantitativi monetizzati e quindi confrontabili, questo non è certo il caso dei giochetti statistici “ambientali”, che pretendono di mettere insieme variabili diverse e non confrontabili; inoltre le variabili “ambientali”, essendo spesso non quantificabili, abbisognano dell’introduzione di scale arbitrarie; e di conseguenza l’eterogeneità delle variabili ne risulta ancora peggiorata, e rende inaffidabile il risultato. La prosopopea ambientalista, d’altronde, pretende addirittura di reinterpretare la storia attraverso gli occhialini distorti dell’ideologia (Ferlaino 2010a, pp. 11-22, 16-17):

Con l’ecologia termina (…) un’epoca storica cominciata con l’umanesimo rinascimentale e forse, ancor prima, con quello greco: l’uomo non è più al centro dell’universo ma è uno dei tanti organismi che per vivere deve entrare in relazioni di equilibrio con le altre componenti naturali, l’uomo non definisce la natura ma ne è un “portato”.

Evviva l’uomo bestia, dunque. Torna lo squallore, torna l’infinita tristezza del paganesimo: un neopaganesimo peggiore di quello antico. Dal Quattrocento in poi, per distruggere l’immagine di Dio, si è fatto ricorso alla “valorizzazione” umanistica e rinascimentale dell’uomo, come contraltare all’idea teocentrica medievale. Esaurita l’efficacia di questo primo assalto, ora si cerca di portare ancor più avanti la frontiera della miscredenza: neppure l’uomo, pur sempre creato ad immagine e somiglianza di Dio e portatore della legge morale naturale, soddisfa più: occorre detronizzarlo. È una diabolica discesa a rotta di collo, da Dio all’uomo, dall’uomo all’animale.

A proposito della “biocapacità”, che dovrebbe misurare la “bioproduttività”, il calcolo prevede l’associazione di ogni categoria di utilizzazione con un singolo territorio: si tratterebbe comunque “di una approssimazione accettabile” (Bagliani 2010, p. 179). Contento il Bagliani… Le approssimazioni richieste sembrano piuttosto eccessive; nonostante questo, le stime di “biocapacità” e “impronta ecologica” servirebbero, a detta del Nostro, a valutare “la responsabilità che una certa popolazione ha nell’eventuale sovrautilizzo, alla scala globale del capitale naturale e dei servizi ecologici” (sic!, Bagliani cit., p. 185).). In parole povere, questi metodi servono alla demonizzazione dell’Occidente, alla paralisi economica auspicata dai “padroni del mondo”: Rothschild, Rockefeller, George Soros, Bill Gates e gli altri signorini del Bilderberg e tutti i consimili sinistri figuri e circoli iniziatici.

La Brundtland, il Club di Roma, Malthus e Marx sono le stelle polari del contributo di Cantore (2010), che sostiene la frenesia ecotalebana contro i gas serra, senza darsi alcun pensiero delle enormi fonti naturali di tali gas, e fabbricando quindi scenari di concentrazione della CO2 del tutto inattendibili. Il Cantore riconosce che le curve di Kuznets ambientali (che mettono in rapporto inquinamento e reddito) sono strumenti insufficienti, anche se avverte di “non gettare via il bambino con l’acqua sporca” (Cantore cit., vedi p. 235). A mio sommesso avviso, data l’estrema arbitrarietà nella scelta e nella quantificazione delle variabili, è tutta acqua sporca. Dopo aver trattato, in bello stile italiano, “il rapporto sociale delle desideranze” (sic, p. 269), il Cantore sentenzia: “Le possibilità di benessere, l’abbondanza di risorse naturali è in opposizione al valore sociale attribuito alle risorse stesse. Il termometro dei prezzi e del PIL è in questo senso un indicatore di morte delle possibilità di utilizzo delle risorse naturali” (sic, p. 270). Non si tratta, evidentemente, che di squallido pessimismo malthusiano, per lo più espresso in linguaggio penoso e incendiario.

Ripetendo un comune slogan ecotalebano, il Ferlaino (2010b, p. 294) insiste che l’anidride carbonica “pare essere la causa più importante dei cambiamenti climatici e dei processi trasformativi più disastrosi”, quando di disastroso ci sono solo i dati taroccati dai climatologi allarmisti. Una formulazione matematica alla quale il Ferlaino dà largo spazio nel cit. volume, è l’equazione I-PAT, scaturita dalle eccentriche elucubrazioni di Ehrlich & Holdren (1971). Arbitraria e praticamente inapplicabile, questa formula cerca di stimare l’impatto moltiplicando “popolazione x ricchezza x tecnologia” (perché, allora, non moltiplicare “pere x cammelli x leccalecca”?). Nonostante ciò, Ferlaino crede di poter concludere, sulle dubbie basi di un’equazione del genere, che “il fattore Popolazione è sicuramente il maggiore responsabile dell’impatto ambientale.” Imperterrito, il sullodato autore lancia una pesante frecciata contro quella che immagina sia la “spietata censura antiscientifica” [sic!?!] in Italia, dove il dibattito sull’aumento della popolazione, a causa naturalmente del Cattolicesimo, “è fortemente intriso di ideologismo e visioni stereotipate che rendono persino ardua una serena discussione sulle sue possibilità di controllo, programmazione, ideazione di politiche” (Ferlaino 2010, p. 281). Il fatto che un dirigente di un istituto di ricerca pubblico (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali del Piemonte), come Ferlaino, si permetta osservazioni di un simile squallore, debitamente pubblicate, in un testo che pretende di essere scientifico, da parte della prestigiosa editrice Franco Angeli, è indicativo dell’abissale livello di malascienza raggiunto.

Ma che vogliono ecotalebani del genere? Cosa pretendono di controllare e programmare? Proprio in un paese come l’Italia, dove la crescita demografica è già largamente negativa, ben al di sotto della soglia di rimpiazzo, grazie a contraccezione, aborto (ergo, assassinio) e ideologie antifamiliari? In un paese che soffre di una pesante crisi economica proprio grazie all’“inverno demografico” prodotto da simili ideologie aberranti? Quanto alla “serena discussione”, che sta così a cuore al Ferlaino, basti ricordare due fatti vergognosi e quanto mai sintomatici.

Prima bestialità. Al Santo Padre Benedetto XVI è stato impedito di parlare il 17 gennaio 2008 alla (si fa per dire) “Sapienza” di Roma da meno di settanta firmaioli di lettere livorose che blateravano di “incongruo evento” e di “verità della scienza” che non deve inchinarsi a “verità della fede”. Di colpo, niente più relativismi, ma solo l’assolutissimo ego gonfiato dei firmaioli. Vergognosi il silenzio e l’acquiescenza, di fronte all’ignobile chiassata, degli altri quattromila pecoroni del corpo (si fa per dire) “docente” del sapienziale ateneo. Intanto i sedicenti studenti, politicizzati e manipolati, con ampio rinforzo dai centri sociali, facevano il sit-in anti-papa all’insegna di uno slogan di irresistibile comicità involontaria: “Non vogliamo Ratzinger nel tempio della conoscenza [sic!?!] perché è troppo reazionario”. E la sagra dei palloni gonfiati aveva la meglio sull’autentica sapienza.

Seconda bestialità. All’on. Olimpia Tarzia è stato impedito il 3 febbraio 2011, da una banda di macellai pro-aborto, di parlare al Municipio Roma X, ad un convegno alla quale era stata invitata per illustrare la sua proposta di riforma dei consultori; la Tarzia, colpevole di essere cattolica, ha dovuto fuggire scortata dalle forze dell’ordine. Ci sarebbero infinite altre bestialità del genere, ma bastino questi due esempi.

Ed ora, talebani, gaudete, exsultate et jubilate. Habetis papam. Finalmente un uomo vestito di bianco, venuto dalla “fin del mundo”, che vi dà ragione in tutto e per tutto, un uomo al quale firmaioli e pecoroni accademici, sedicenti studenti e giovinastri dei centri sociali nella (si fa per dire) “Sapienza”, non si sogneranno mai di impedire di parlare, anche se li annoia a morte ripetendo solo quello che sanno già a memoria, un uomo che invita atei ed eretici a far parte dell’Accademia Pontificia delle Scienze e a tenere concioni in Vaticano, un uomo che dimostra di considerare come principale problema non il peccato ma l’aumento dell’anidride carbonica, un uomo che promette misericordia a tutti senza bisogno di molesto pentimento e fastidiosa conversione, perché lui chi è per giudicare, un uomo che avvalla tutta la vostra malascienza perché tanto non è la verità quello che conta ma l’andare d’accordo col mondo, ripetendo gli slogan sulfurei che esalano dall’Onu, dell’Unicef, di Medici senza frontiere, del Bilderberg, della fondazione di Soros per la “società aperta”, et similia.

BIBLIOGRAFIA

BAGLIANI M. (2010) “L’EFA (Ecological Footprint Analysis) e l’analisi input-oputput  per il territorio” v

CANTORE N. (2010) “Obiettivi e metodi del delinking ambientale”, in Strumenti per la valutazione ambientale delle città e del territorio f, cur. F. Ferlaino, Milano, Franco Angeli, pp. 208-239

EHRLICH P.R. & HOLDREN J. (1971) “The impact of population growth”, Science, 171, pp. 1212-1217

FARDELLI D. (2011) “Crescita economica e qualità ambientale: una rilettura critica della environmental Kuznets curve ”, Rivista Geografica Italiana, CXVIII, 1, pp. 247-268

FERLAINO F. (2010a) “Introduzione”, in Strumenti per la valutazione ambientale delle città e del territorio, cur. F. Ferlaino, Milano, Franco Angeli, pp. 11-22

FERLAINO F. (2010b) “Postfazione. Sostenibilità ambientale e morfogenesi urbana”, in Strumenti per la valutazione ambientale delle città e del territorio, cur. F. Ferlaino, Milano, Franco Angeli, pp. 263-298

FERLAINO F. (cur.) (2010c) Strumenti per la valutazione ambientale delle città e del territorio, Milano, Franco Angeli

LOMBORG B. (2001) The skeptical environmentalist, Cambridge University Press (trad. italiana L’ambientalista scettico. Non è vero che la Terra è in pericolo, Milano, Mondadori, (2001)


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