La teoria dell’icona, formulata in ambienti laicisti, è infatti assolutamente screditata: il Telo non reca tracce di colori, è impresso su un solo lato (mentre nei dipinti il colore penetra arrivando dall’altra parte), ha invece macchie di sangue (precisamente del raro gruppo AB, che è frequente soltanto nel Medio Oriente), le immagini vi si distinguono solo ad almeno tre metri di distanza, e quale artista lavorerebbe ad una così assurda distanza dalla tela?
Nonostante ciò, il danno è ormai fatto, perché i laicisti hanno comunque qualcosa a cui attaccarsi. Sugli autori dell’“indagine” piovvero lodi sperticate e finanziamenti di milioni di dollari da parte di ben noti circoli massonici. Cominciarono ad apparire, specie in Gran Bretagna, libercoli schiamazzanti di “mafia della Sindone” e di “divino imbroglio”. La scarsissima attendibilità che spesso accompagna le datazioni al radiocarbonio (a un corno per bere di età vichinga è stata attribuita una data nel futuro, all’inizio del terzo millennio; una chiocciola appena morta è stata datata a cinquemila anni addietro), e il fatto che i risultati dei “carbonisti” fossero in totale contrasto con tutti i risultati delle ricerche precedenti (inclusa la scoperta delle impronte di monete dell’età di Ponzio Pilato e delle tracce della scritta col nome, in greco, del condannato, “Gesù di Nazareth” (Siliato 1997) non venne neppure preso in considerazione dai potenti mass media controllati dalla massoneria. Al pomposo Museo della Scienza di Londra, un’intera vetrina dedicata alla datazione al radiocarbonio porta come unico esempio dei “successi” di tale tecnica, la datazione “medioevale” della Sindone.









