I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

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LA TORRE DEI TOPI

EMILIO BIAGINI

Una stanza all’interno della torre medievale di Bingen, su un’isola del Reno.

Personaggi:
Il Principe HATTO di Magonza;
il SERVO;
la SENTINELLA;
la VOCE del Frate;
una gigantesca torma di giganteschi topi di gigantesca cattiveria.

HATTO — Che corsa. Non ne posso più.
SERVO — Veramente ha corso la barca. Mai vascello fu più veloce tra Magonza e qui.
HATTO — È ben sicura la torre?
SERVO — Ma certo, Vostra Grazia. Nessuno ha mai conquistato la torre di Bingen.
HATTO — Forse perché nessuno l’ha mai presa d’assalto. Gli operai hanno finito di murare la porta?
SERVO — Certamente. Hanno fatto un ottimo lavoro e se ne sono già andati. Non passerebbe nemmeno un topo.
HATTO (con improvvisa angoscia) — Non nominarli.
SERVO — Ma come potrebbero seguirci? Si son mai visti animali del genere nuotare nel Reno? Ormai non avete più nulla da temere, principe.

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AFORISMI LETTERARI

AFORISMI LETTERARI

Chi non sa fare un aforisma farebbe bene a rinunciare a scrivere.

Il libro più bello è quello che non si ha il coraggio di scrivere perché rivelerebbe troppo di noi stessi.

Il segreto per vincere un grande premio letterario? Loggia-letto. Ossia: appartenere alla stessa loggia massonica del grande editore e andare a letto col presidente della giuria. Ecco perché è meglio non vincere.

 Si deve scrivere anzitutto per il proprio piacere. Se poi si vendono tanti libri e arride il successo da parte di pubblico e critica, bene. Se no, tanto peggio per il pubblico e la critica.

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IL SOLE

“O bimbi, o guardate he mi so’ stufaho. E m’avete hucinato in tutte le salse. E m’avete fatto sorgere libero e giohondo, e m’avete fatto sol dell’avvenire, e poi sole he ride. E ‘un c’è proprio nulla da ridere. O grulli, o per hi m’avete preso? Io ‘un sorgo né libero né giohondo, perché l’è il vostro pianetuholo he gira. E he m’en hale del vostro avvenire, che io ci ho cinque miliardi d’anni e ci sarò per altri cinque. E quanto al riso, che ‘un lo sapete che il riso abbonda sulla bocca de’ grulli? E voi v’arrabattate a mostrar d’esser grandi e grossi e di far ballare il clima come vi pare, hon le vostre fabbrihette e le vostre mahhinette, ma hi homanda al clima so’ io, e in questo momento mi va di far haldo e faccio haldo, e se mi harba il freddo vedrete come vi metto in friho. Quando, tra la fine di quello che hiamate il diciassettesimo secolo e l’inprincipio di quello seguente, ci avete avuto tanto freddo he i fiumi in Europa gelavano, ebbene ero io he mandavo meno raggi. e se dopo mi so’ shaldato ‘un gli è miha perché me l’avete detto voi, o grulli. O he la finite di honfiarvi come la rana he voleva farsi toro, altrimenti buuum, e sarete da rahhogliere hol hucchiaino.”

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DEVELOPMENT, CONFLICT AND GLOBALIZATION

Emilio Biagini

There is no universally accepted definition of development, but a neutral definition as a process of innovative structural change in the economic, political and cultural fields, gives many advantages. It allows historical interpretation of past processes and understanding of current ones, constantly calling attention on the true motor of development: internal innovation (something that no external aid can replace). Globalization tends to be reified by many authors: one hears that “globalization does this or does that”. It is not so, globalization, like any other development process (such as the agricultural “revolution” of the Neolithic or the Industrial Revolution) by itself does nothing. Rather, globalization is moved by the innovative activities of dynamic actors, it is not in itself a prime mover, although it may act as multiplier of these activities. Last but not least, a neutral definition leaves space for the negative sides of development, as no one can guarantee that innovations will not have adverse outcomes.

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ORO O LATTA? (CONTACT)

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_vipera

And the winner is …….

 

Ecco i vincitori della prossima Vipera di latta:
il regista e produttore Robert Zemeckis, il soggettista Carl Sagan, colpevoli del film “Contact”.
 
Segue un commento su questa ennesima fregnaccia hollywoodiana scritto da Emilio Biagini:

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FINCIPIT

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Complimenti alla forestale per l’ottima segnaletica.
DANTE ALIGHIERI, Divina Commedia

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
E poi dicevano che le foreste erano scomparse.
DANTE ALIGHIERI, Divina Commedia

Victoria non poteva più fingere con se stessa: ormai pesava più di cento chili.
MARIA CRISTINA ALVONI, Gli occhi della dama

La pioggia sabbiosa della notte ha fatto la sua parte. Dopo il fuoco l’acqua ha ripreso a rovinare i luoghi. Anche se era già passato Pecoraro Scanio, e da rovinare c’era rimasto poco.
GIULIO ANGIONI, Assandira

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LA REALISTICA TEORIA DELLO SVILUPPO E LE MITOLOGIE INTORNO AL PROGRESSO, RECENSIONE DI PIERO VASSALLO

Concepita come testo universitario, la monumentale opera di Emilio Biagini (Ambiente, conflitto e sviluppo: Le Isole Britanniche nel contesto globale, 3 voll., E.C.I.G., Genova, 2007, 2a ed.) si rivela specialmente utile a quanti, per evitare la vana rincorsa delle mitologie intorno al progresso, intendono conoscere le leggi che condizionano lo sviluppo.
La nozione di progresso, infatti, è il risultato di quella famosa e ormai screditata speculazione ottocentesca, che ha concepito la storia come il fatale movimento dell’assoluto immanente, la caricatura della divinità, intesa a perfezionare e realizzare se stessa attraverso una vicenda feroce, che si svolge usando l’umanità come uno strumento vile.

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RECENSIONE DI “RULE BRITANNIA”

Recensione del volume “RULE BRITANNIA. THE WIELDING OF GLOBAL POWER” (HALLE, PROJEKTE VERLAG, 2006, 145 pp.), di EMILIO BIAGINI,
Pubblicata sulla RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA, CXIV, 3, pp. 460-461
Una lettura non convenzionale della globalizzazione, così può definirsi questo saggio (il cui titolo suonerebbe in italiano “Governa, Britannia. Il controllo del potere globale”) che ha il non trascurabile pregio di venir pubblicato all’estero, caso piuttosto raro per un geografo italiano.
Si tratta della sintesi di un’opera ben più vasta — 3 volumi per quasi 1.600 pagine — uscita nel 2004 per le edizioni Ecig di Genova (Ambiente, conflitto e sviluppo: Le Isole Britanniche nel contesto globale, € 40), sintesi che risulta più armonica e di facile lettura, anche se al prezzo di rinunciare ad una massa imponente di informazioni di dettaglio che nel loro insieme avvalorano le tesi sostenute. L’A. confessa di averci lavorato dieci anni, ma tutto sta ad indicare che si tratta del risultato di ricerche iniziate cinquant’anni fa [sic, saluti da Matusalemme, N.d.A.] e dunque siamo di fronte al lavoro di una vita.

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LA VITTORIA DELLA PREGHIERA

LA REPUBBLICA CECA
La prima città da noi visitata è stata Praga nel 2001. Avendo presente Kafka, pensavamo di trovare una città cupa e triste. Invece è una città gioiosa, invasa da turisti e da giovani provenienti da tutto il mondo. Però, guardando qua e là con attenzione, si trovano le tracce del drammatico passato. Sul muro dell’Università un busto di Jan Palach ricorda il sacrificio di quel giovane per protestare contro i carri armati giunti a soffocare ogni tentativo di libertà. In qualunque stagione ai piedi del muro vi è sempre un mazzo di fiori freschi.
Nell’enorme piazza S. Venceslao, una semplice aiuola con una croce di legno ricorda il luogo dove Jan Palach si dette fuoco. La semplicità del sito commuove più di un enorme mausoleo. Mausolei del genere sono piuttosto retaggio dell’odiato regime precedente.
Ma è al di fuori dei percorsi turistici che si trovano le testimonianza dei drammi vissuti dalle popolazioni. Esempio per tutti il convento oggi chiamato Emmaus, che è attualmente in fase di ricostruzione. Distrutto da un bombardamento americano nel febbraio 1945, al suo interno una piccola targa racconta l’odissea dei frati benedettini prima con l’occupazione tedesca: alcuni furono fucilati, gli altri che poterono si rifugiarono in Italia. Tornati alla fine della guerra, furono imprigionati, torturati ed alcuni uccisi dai comunisti che avevano sostituito nei metodi e nelle crudeltà il potere nazista.

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ORO O LATTA? (LE MEMORIE DEL CARDINALE MINDSZENTY)

La catastrofe della prima guerra mondiale — scatenata dalla congiura bosniaca che assassinò l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, e della quale facevano parte l’ebreo Gavrilo Princip e il musulmano Drugalo Dukovac, presenti al congresso congiunto islamico-sionista di Istanbul, nel quale venne deciso lo sterminio dei cristiani armeni — colpì duramente l’Ungheria, che fu amputata dei quattro quinti del suo territorio, lasciando milioni di magiari fuori dei confini. Ciò corrispondeva al piano di disintegrazione del cattolico Impero asburgico formulato dal “Congresso delle Massonerie delle nazioni alleate e neutrali”, tenutosi a Parigi il 28-30 giugno 1917, i cui documenti dimostrano che un anno e mezzo prima che la guerra finisse, le alte sfere massoniche avevano già formalmente deliberato la distruzione dell’Austria-Ungheria, ferocemente odiata in quanto ultimo resto del cattolico Sacro Romano Inmpero.

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