“Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Matteo 11, 25).
Ed ecco un esempio di sapienti ed intelligenti della gerarchia all’opera. Quando venne proposto di datare la Sindone col metodo del radiocarbonio l’arcivescovo di Torino Anastasio Ballestrero si affidò nel 1988 a tre laboratori di paesi protestanti, massonici e ultralaicisti, a Oxford, Tucson e Ginevra, con i risultati disastrosamente falsi ben documentati da Marinelli e Fasol (2015). Prontamente venne la resa dell’arcivescovo stesso che, contro ogni evidenza, definì la Sindone una semplice “icona”. La teoria dell’icona, formulata in ambienti laicisti, è infatti assolutamente screditata: il Telo non reca tracce di colori, è impresso su un solo lato (mentre nei dipinti il colore penetra arrivando dall’altra parte), ha invece macchie di sangue (precisamente del raro gruppo AB, che è frequente soltanto nel Medio Oriente), le immagini vi si distinguono solo ad almeno tre metri di distanza, e quale artista lavorerebbe ad una così assurda distanza dalla tela?










