•  
  •  
  •  
  •  

Avevano cercato di farlo sparire anche dall’usato.

Conteneva l’articolo imbarazzante (per i massoni) di Giulio Di Vita, dal titolo “Finanziamento della spedizione dei Mille”, dal quale si apprendeva la sordida storia dei fondi massonici usati per corrompere le alte gerarchie militari del Regno delle Due Sicilie e spianare la strada all’avventuriero Garibaldi. Naturalmente i fratelloni anglosassoni pretesero la restituzione del denaro e il governo dell’Itaglietta pagò, con i soldi dei sudditi, settuplicando i gravami fiscali, fra l’altro con la geniale tassa sulle dimensioni delle finestre e quella sul macinato. Ecco quindi finestre piccolissime dalle quali entrava pochissimo sole e tanta tubercolosi, e fame, tanta fame perché il grano era alle stelle.

Gioisci, o popolo: era arrivata la l’unità, la libertà, l’uguaglianza e soprattutto la fraternità, cioè l’ipocrisia massonica, l”odio massonico, il satanismo massonico, la calunnia massonica, l’assassinio massonico, il delirio massonico, la disperazione massonica, la putrefazione massonica.

Non è caritatevole maledire i Savoia e la massoneria e augurare loro che vadano all’inferno. Ci stanno già di casa. Per fortuna alla fine, in una vendita online è saltata fuori una copia del volume contenente le imbarazzanti rivelazioni di Giulio Di Vita, che possono quindi leggersi in questo stesso sito (vedi articolo TORBIDI RETROSCENA DELLA COSIDDETTA “EPOPEA DEI MILLE”). Ma l’autore non è saltato fuori affatto.

Che fine ha fatto Giulio Di Vita? All’università di Edimburgo rifiutano di parlarne, su internet, digitando quel nome, vengono fuori individui sconosciuti che non possono essere quel Giulio Di Vita. È ancora in vita, Di Vita? Qualcuno ne sa niente? O non è igienico nominarlo? O gli è capitato qualche “incidente”?

Giulio, se ci sei batti un colpo.


  •  
  •  
  •  
  •