I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

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RINO CAMMILLERI – RECENSIONE DEL 2° VOL. DE IL PRATO ALTO

Da: BASTA BUGIE – N. 680, 2 settembre 2020

LA STORIA ROMANZATA DELL’IMPERO D’ASBURGO

Un libro imperdibile dove incontriamo Marco D’Aviano nella battaglia di Vienna che fermò definitivamente i turchi, si ricorda il tradimento della Francia, la divisione dell’Europa voluta dai protestanti, ecc.

di Rino Cammilleri

Cominciata nella preistoria, la saga degli Adler e la formazione dell’Austria continua col secondo volume de Il prato alto. La tempesta. Dal 1246 al 1683, di Emilio e M. A. Biagini (Solfanelli, pp. 343, €. 19). Le vicende della famiglia Adler si intrecciano strettamente con la storia e (per ora) terminano con la liberazione di Vienna dai turchi l’11 settembre 1683.

L’8 settembre il beato Marco d’Aviano aveva detto messa servito dal re polacco Jan Sobieski in persona. Poi il sermone: «aveva parlato in tono del tutto normale, non declamatorio, neppure a voce particolarmente alta, eppure tutti lo avevano sentito perfettamente. Nell’intero l’esercito cristiano multinazionale, formato da polacchi, austriaci, tedeschi, croati, magiari, italiani, e perfino francesi, ognuno aveva sentito l’omelia nella propria lingua». Appena compresero il miracolo, tutti si inginocchiarono commossi: «In quell’istante tutti seppero che avrebbero vinto». Gli ussari alati (il rumore della vibrazione delle loro «ali» terrorizzava i nemici) caricarono al grido di Jezus Maryjo ratujce (Gesù Maria salvateci). Prima di darsi alla fuga i turchi sgozzarono tutte le donne cristiane prigioniere e destinate agli harem. Con differente stile, quando, subito dopo, i cristiani conquistarono l’ungherese Gran, «alla popolazione musulmana della città venne consentito di ritirarsi in pace verso Buda, ancora in mano turca». Invece, la banda di calvinisti ungheresi alleati dei turchi e comandati da Imre Thököli, principe di Transilvania, devastò il santuario austriaco dedicato alla Madonna di Loreto. Alla statua fecero il “processo”, la condannarono e decapitarono.

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MARPIONETTO VOLGABBANA

GLI SLOGAN DI MARPIONETTO VOLTAGABBANA

E DELLA SUA FAMELICA PROGENIE

1788: “Umilissimo servo di Vostra Eccellenza, bacio la punta della sua scarpa sinistra e supplico l’Eccellenza Vostra affinché voglia degnarsi di farmi avere quel picciol posticino…”

1789: “Allonsanfan. Armiamoci e partite per difendere i diritti dell’uomo”.

1805: “Sulle ali delle aquile napoleoniche, a raccattare gli avanzi”.

1815: “Evviva ai Borboni ritornanti, e teniamo stretti gli avanzi”.

1855: “Avanti Savoia, i beni della Chiesa sono manomorta che sbarra la via al progresso: animati da disinteressato spirito di servizio, ce li mettiamo in tasca”.

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LAIDINNPRIDE reloaded

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Il professor Archibald Bignose si svegliò nella sua casa di Londra con un’irrefrenabile necessità di sternutire, cosa che iniziò subito a fare, facendo tremare i vetri della casa con la solita sequenza mattutina. I pollini primaverili e la polvere proveniente dalle centinaia, o che dico migliaia, di libri accatastati negli scaffali che ricoprivano quasi tutte le pareti dell’appartamento di Kensington, dove si era ritirato dopo essere andato in pensione dal King’s College di Oxford, gli scatenavano l’allergia della quale soffriva da sempre.

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MISTICA E MISCONOSCIUTA: IL CASO DI MARIA VALTORTA

“Se un’immensa sconfinata rosa, fatta di una luce rispetto alla quale quella di tutti gli astri e i pianeti è scintilla di focolare, smuovendo ad un vento d’amore i suoi petali desse suono, ecco qualcosa che potrebbe assomigliare a quanto vedo e odo, e che è il Paradiso tuffato nella luce d’oro della Trinità Ss. coi suoi abitanti di luce diamantina”.

L’autrice di questo brano è una mistica contemporanea, che appena adesso (e non senza opposizione da parte di chierici progressisti, come già si era verificato per San Padre Pio) si comincia a conoscere e ad apprezzare: Maria Valtorta (Caserta 1897-Viareggio 1961) (vedi ), una persona di limitata cultura, che aveva compiuto solo studi tecnici, il cui unico pregio intellettuale era quella di avere un’eccellente memoria, che le permise di riportare nei minimi dettagli ciò che vedeva. La Valtorta fu paralitica per gran parte della sua vita. Inchiodata a letto senza avere la possibilità di compiere alcuna ricerca, senza conoscere alcuna lingua orientale, senza aver mai lasciato l’Italia, descrisse in modo dettagliatissimo la vita del Salvatore, dimostrando di conoscere perfino la conformazione del territorio, incluse descrizioni di peculiari formazioni rocciose (confermato da un geologo che aveva lavorato in Palestina) e le minute differenze di pronuncia della lingua ebraica tra la Galilea e la Giudea. Costei più volte ebbe la visione della rosa paradisiaca e più volte la descrisse, anche in assai maggior dettaglio rispetto alle poche righe riportate sopra. La visione corrisponde esattamente all’immagine del Paradiso nella Divina Commedia come “candida rosa” (Canto XXXI, 1-3), oggetto di una delle più impressionanti tavole disegnate da Gustavo Doré nella grande edizione illustrata del Poema.

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INSEGNAMENTO SATANICO E INEVITABILE CASTIGO

 

COM’È AVVENUTA LA REDENZIONE?

L’erudito predicatore – Per salvarci, Gesù, si è fatto diavolo. Ma non preoccupiamoci dell’aldilà, perché la anime cattive si dissolvono, e gli unici problemi sono l’ambiente, la salvezza dei bacherozzi, il riscaldamento globale e l’accoglienza ai migranti.

IL GIUDIZIO

L’erudito predicatore – Non bisogna pensare a quello lassù come a un giudice, ma come a un amico che ci aspetta a braccia aperte. Tanto l’inferno o non c’è o è vuoto.

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IL COLORE RIVEDUTO E CORRETTO

COLORE RIVEDUTO E CORRETTO

ovvero:

“Papà, perché la gente è così scema?”

Le stelle sono tante, / milioni di milioni, / la stella di Bianconi / vuol dire qualità.

“Cristo non era bianco”, ha sentenziato il Primate anglicano d’Inghilterra. Va tenuto presente che primate vuol dire scimmia.

Il nostro dentifricio farà diventare i vostri denti più neri del nero.

Il nostro detersivo è nerante come nessun altro nerante mai visto.

Nero Sarti si beve dalle nostre parti.

Grande vendita di mutande e magliette, nereria di prima qualità.

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AFORISMI SU EVOLUZIONISMO E AMBIENTALISMO reloaded

La morte dell’evoluzionismo si chiama matematica.

A che serve l’evoluzionismo? A giustificare le sopraffazioni e i vizi.

Il saccente sta al sapiente come la scimmia sta all’immagine divina che è nell’uomo.

La serietà scientifica degli ambientalisti è pari al loro senso del ridicolo. Senza di loro il mondo sarebbe senz’altro più povero (di occasioni per la satira).

L’ambientalismo ha tre radici: multinazionali (terrorizzate dalle innovazioni tecnologiche), protagonismo (degli scienziati), (neo)paganesimo (di tutti quelli che vogliono fare i propri comodi).

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LE PATATINE FRITTE

LE PATATINE FRITTE

“Mamma, mamma, perché non mi fa più le patatine fritte che mi piacciono tanto?”

“Perché il deposito dove poi devo conferire l’olio combusto è a tre chilometri da casa.”

ORAZIA

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I detti di Pasquino 3

“A Pasquì, perché indo’ se riunischeno li ministri se chiama gabinetto?” “Perché dellì solo cagate escheno, Romolé.”

“A Pasquì, quann’è che se svejeno ‘sti preti?” “Ott’ore dopo c’ha cantato er gallo, Romolé.”

“A Pasquì, ched’è ‘sta lucetta là in fonno a’a chiesa che vacilla e se sta a spegne?” “È a’a Fede, Romolé.” “E perché se sta a spegne?” “Perché li preti se so’ venduti l’olio.”

“A Pasquì, te che ce la sai l’istoria… Ma nun c’era uno che diceva che a’a Chiesa nun ci aveva più nemici?” “Che voi che te dica, Romolé, de matti è pieno er monno. Purtroppo ogni tanto quarcuno diventa pure papa.”

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I detti di Pasquino 2

“A Pasquì, ‘na Chiesa vo’ annà d’accordo co’ tutti come se chiama?” “Se chiama sale insipido, Romolé.”

“A Pasquì, ma perché hanno taja’ da’a Bibbia tutti li brani su li froci?” “Nun so, ma de sicuro così je sarà più facile fotterse li regazzini.”

“A Pasquì, c’ha detto a’a Chiesa da’a questioncella morale che se dibatte da anni?” “Ha detto: sì, no, ni so, bah!” “Allora ce stanno lavoranno.”

“A Pasquì, che a’a Chiesa ci ha risolto a’a questioncella?” “Sì, hanno trovà a’a risposta definitiva.” “E che d’è?” “SNO.” “E che vor di’?” “E chi ce lo sa? Ma poi chi semo noi pe’ giudica’?”

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