I Trigotti

Necessaria precisazione: e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

Anno: 2017 (Pagina 19 di 29)

LACCHÉ DI SOROS

LACCHÉ DI SOROS

LItalia serva di Soros 

(propaganda di regime esibita alla Stazione FF.SS. di Piacenza)

Gli Italiani in Italia, nel 2010, erano, secondo il regime, il 92,46%. Con i numerosissimi graditi ospiti che non compaiono nelle statistiche ufficiali del regime, la percentuale di Italiani era sicuramente più striminzita. Ma il cambiamento non si ferma certo qui: di questo passo nel 2020 (calcolando i graditi ospiti non censiti) saremo scesi all’85%, nel 2030 al 70%, nel 2040 al 50%, nel 2050 (motus in fine velocior) allo zero per cento. L’Italia “autentica” è quella sta scomparendo, grazie anche all’aborto e alla distruzione della famiglia, e scomparirà del tutto dopo che i lacché nostrani avranno leccato abbastanza la faccia posteriore di Soros.

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LA CORRISPONDENZA DI ORAZIA No. 1 (Mister President)

Dear Mister President,

ovverosia: caro presidente (degli USA),

Le scrivo  per informarla che né io né mio marito metteremo mai più piede negli Stati Uniti. È evidente infatti che nel suo paese non c’è alcun rispetto per la storia e la verità.

Con scritte becere e decapitazioni di statue si insulta la memoria del mio concittadino Cristoforo Colombo, come se fosse responsabile delle atrocità perpetrate in America (per non parlare di quelle perpetrate dagli americani fuori dell’America).

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PUNTURE DI SPILLO No. 3

PUNTURE DI SPILLO

III

I nuovi Dieci Suggerimenti.

Io sono il tuo caro amico.

  1 – Perché escludere nuove possibilità?

  2 – Nominami pure quanto vuoi.

  3 – Ricordati di santificare le feste, soprattutto divertendoti.

  4 – Onora il padre biologico, il padre naturale, il padre innaturale, la madre biologica, l’utero in affitto, la sacra provetta.

  5 – Non ammazzare, però eutanasia, aborto e jihad non sono omicidi.

  6 – L’amore non è mai impuro.

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PUNTURE DI SPILLO No. 2

PUNTURE DI SPILLO

II

I nuovi Quattro Novissimi.

Giudizio: chi sono io per giudicare? Il giudizio è sospeso, quindi tutti salvi sotto l’ala della gratuita misericordia.

Inferno: non c’è, se c’è è vuoto.

Morte: per quella non c’è niente da fare, ma dopo, garantito per tutti, arriva il Paradiso.

ORAZIA

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PUNTURE DI SPILLO No. 1

PUNTURE DI SPILLO

Nuove disposizioni per la diocesi di Kasteddu. L’archiamadriade della diocesi impone l’abolizione del kul-to di San Paolo Apostolo omofobo, che andrà sostituito col kul-to di San Saulo Persecutore dei Cristiani.

Annuncio di (pressappoco) matrimonio. Il noto fantino Strizzino Limonetti è lieto di annunciare il suo ippotrimonio col purosangue Trivellone. La cerimonia avrà luogo all’ippodromogenere di Fungorifungo.

Nuova morale ecclesiastica. Di questo passo gli unici additati come pubblici peccatori ed esclusi dai Sacramenti saranno quelli che non fanno la raccolta differenziata della spazzatura.

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APPELLO PER LA DIFESA DEI SACRI PRINCIPI

Russkii-Maya Simy copia

In nome degli inalienabili diritti e anche (man)rovesci, ci corre l’obbligo di denunciare questo inverecondo discorso di odio, presentato con somma indifferenza in spregio agli immutabili principi assoluti del relativo politicamente corretto. Questa agghiacciante illustrazione, tratta da un corso di una certa lingua straniera, mostra provocatoriamente una famiglia, addirittura formata da un marito e (orrore!) da una moglie, con relativi bambini, presumibilmente neppure prodotti in provetta. In più fanno parte di questa disgustosa associazione omofoba anche degli animali non umani, evidentemente schiavizzati dagli animali umani con grave pregiudizio dei diritti e dei (man)rovesci dell’animalismo. S’impone pertanto una mobilitazione generale di tutti i benpensanti, malpensanti e nonpensanti “ghei” e “ghei-frendli” per un’energica azione di contrasto, censura, repressione e distruzione che ponga fine per sempre a simili sconce, diseducative, fasciste, razziste esibizioni di odio omofobo.

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LA LUCE CAP. 15

 

In una specie di delirio si sentì investire più e più volte, mentre un terrore arcano, sconosciuto, lo invadeva: un’antica angoscia senza fondo, in cui era travolto e a poco a poco inabissato come tra sabbie mobili. In un crescendo atroce, riviveva l’attimo dell’urto. Tutto il suo essere era teso nello spasimo di terrore del colpo imminente. Il treno mostruoso giocava con lui come il gatto col topo. Non c’era difesa né pietà: non ce n’era mai stata per lui. Egli era il giocattolo del treno, e da uno dei finestrini spuntava a un tratto un viso lungo, giallastro, diabolico, che ricordava il professor “Kon-Tiki”.

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LA LUCE CAP. 14

 

“Perché continuo a comprarlo?” aveva detto”Kon-Tiki” aprendolo “basta già la radio a gonfiarci la testa, e per giunta parlano d’infliggerci la televisione; ma tant’è, quante cose si continuano a fare per abitudine.”

Frontoni e la dottoressa Aléo, terminati i salamelecchi al grand’uomo, attendevano di ricevere vitali istruzioni dalle quali sarebbero dipesi i gloriosi destini della scienza medica. I due schiavi avevano annuito alla brillante battuta. Nessuno aveva fretta di precipitarsi al lavoro. “Kon-Tiki” era di buon umore: finiti gli esami, che lo annoiavano tanto, per tre mesi non se ne sarebbe più parlato.

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LA LUCE CAP. 13

 

Sua madre gli fece il terzo grado per sapere quanto fosse ricca la mitica zia Aurelia, e se avesse accennato a qualcosa che avesse a che fare con testamenti, eredità, cessioni, usufrutti, e tutto ciò che poteva in qualche modo rimpinguare il misero peculio familiare.

Quando le apparve chiaro che la parente non doveva essere ricca sfondata, non aveva accennato ad alcuna eredità, e che comunque Paolo aveva fatto poco caso a questioni del genere, la “Salvatrice” si adirò moltissimo. Possibile che avesse generato un figlio così idiota? A che gli serviva la “proposcide”, se non gli serviva  a captare l’odore dei soldi? Se non fosse stato per lei sarebbero tutti finiti “a pan dimandato”. E perché continuava a guardarla con quella faccia da deficiente? Quella faccia. Basta con quella faccia. Non voleva più vedere quella faccia.

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LA LUCE CAP. 12

Si diceva che fosse ricchissima. Abitava in una villa sulla Riviera adriatica, sola con due cani da guardia e una cameriera vecchia e sorda. Aveva sempre ignorato i parenti poveri, e i giudizi sul suo conto erano di solito assai aspri.

La signora Aurelia, dal canto suo, non aveva più l’età in cui ci si lascia facilmente turbare dall’opinione altrui. Inoltre avrebbe potuto dire a sua discolpa:

“Non sono neppure una vera sorella di quella pappa molla di Anselmo. Nostro padre si è sposato due volte. Io sono figlia di primo letto, lui di secondo. E poi chi si è mosso quando ho avuto quella specie di infarto? Già, con l’arpìa che ha sposato…”

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