Categoria: Aquile e vipere (Pagina 12 di 14)
Naturalmente, per poter schiacciare del tutto l’avversario, occorre dominarne anche la storia, facendo sì che creda ciò che vuole il vincitore. Così, gli sconfitti hanno compiuto atrocità d’ogni genere, mentre i vincitori erano puri crociati spinti esclusivamente dal desiderio di liberare le vittime oppresse. Col passare del tempo, studiosi più seri, anche di parte dei vincitori, rettificano, almeno in parte, queste storture ma solo quando, nella coscienza popolare, la vulgata storica dei vincitori si è ormai radicata in modo irreversibile. Il tentativo di far passare il carteggio Churchill-Mussolini come un falso è uno di questi stupri compiuti dai vincitori contro la verità.
ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.
I TRIGOTTI

And the winner is …….
Ecco i vincitori della prossima Vipera di latta:
il film panteista-nichilista “Avatar” di James Cameron.
Segue un commento di Emilio Biagini su questa ennesima prova della hollywoodiana bestialità:
ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
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I TRIGOTTI

And the winner is …….
Ecco i vincitori della prossima Aquila d’oro:
il romanzo storico “IL CROCIFISSO DEL SAMURAI”, di Rino Cammilleri.
Segue un commento di Emilio Biagini:
Questo libro è probabilmente il capolavoro (finora) del prolifico e impegnato scrittore Rino Cammilleri, un autore che senza peli sulla lingua si dedica a difendere la verità costantemente infangata dai lemuri politicamente corretti che imperversano nei mass media e nelle università, dove costantemente si lava il cervello degli studenti allo scopo di farne devoti sudditi del Nulla.
ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.
I TRIGOTTI

And the winner is …….
Ecco il vincitore della prossima Vipera di latta:
il film necrofilo “Mare dentro”, di Alejandro Amenabar.
Segue un commento di Emilio Biagini su questo papocchio:
Mielosa esaltazione dell’eutanasia in questa nuova oscenità proveniente dalla Spagna in piena deriva zapatera. Siamo certi che alla morte “dignitosa” segua un aldilà altrettanto dignitoso? L’inferno è pieno di anime che in vita erano convinte che non esistesse, anime che pensavano che con la “dignitosa” morte tutto fosse finito. Che brutta sorpresa, ragazzi.
ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.
I TRIGOTTI

And the winner is …….
Ecco il vincitore della prossima Vipera di latta:
il film necrofilo AGORA di Alejandro Amenabar.
Segue un commento su questa ennesima fregnaccia dell’ineffabile Amenabar, scritto da Emilio Biagini:
Lo studio psicologico del condottiero avversario è raccomandato da tutti gli strateghi, da Sun Tzu a von Clausewitz. Ora, questo geniale saggio colma una lacuna nella pur vastissima letteratura su Waterloo, rivelando alcuni fatti fondamentali, appunto di natura psicologica.
Il primo è l’immenso cinismo, tipicamente britannico, con il quale Wellington affrontò la battaglia, pronto a sacrificare il suo esercito con una strategia suicida. Tanto, per quel che valeva ……. Era composto in maggioranza da non britannici, quindi carne da cannone senza alcuna importanza, ed anche la minoritaria componente britannica era formata da gente che Wellington disprezzava cordialmente come feccia. Gli esseri inferiori potevano dunque ben essere sacrificati per la grandezza dei superuomini dei ceti dominanti inglesi, ai quali le traballanti ipotesi darwiniane avrebbero di lì a poco offerto ulteriori farneticanti puntelli ideologici. È opportuno ricordare che Wellington non era propriamente inglese, ma anglo-irlandese: nato a Dublino, faceva parte di quella élite coloniale inglese protestante impiantata a fare da sentinella nell’irrequieta e ingrata Irlanda cattolica, restìa a riconoscere gli immensi benefici della colonizzazione britannica. Data questa sua origine “coloniale”, Wellington era doppiamente portato ad atteggiamenti di “superiorità” nei confronti delle “razze inferiori”.
Il cinismo di Wellington fu mascherato da una morbosa segretezza. Nessuno seppe mai che cosa il condottiero britannico avesse in mente, neppure dopo la battaglia. In tal modo egli ingannò Napoleone, che credeva di aver a che fare con uno dei tanti generali che aveva sconfitto in passato, i quali ordinavano la ritirata quando la superiorità francese si faceva troppo pesante. Invece il corso si trovò di fronte una specie di “kamikaze” che a ritirarsi non ci pensava neppure. Un “kamikaze”, va aggiunto, di quelli che sacrificano gli altri, perché si può star certi che Wellington una via di fuga per sé l’avrebbe trovata. Ma il “Duca di Ferro” ingannò pure gli alleati prussiani, facendo credere che avrebbe “attaccato” Napoleone, cosa che si guardò bene dal fare.
Il terzo punto significativo è che Wellington ebbe l’intelligenza di saper riconoscere i propri limiti. Di fronte ad un genio strategico qual era Napoleone, riconobbe, fin dalla “guerra peninsulare” in Spagna, di non poter vincere contro di lui in campo aperto, e adottò una strategia di logoramento che diede otttimi frutti. Astutamente, fin dall’anno prima della battaglia di Waterloo, aveva visitato la zona e ne aveva riconosciuto le potenzialità per il tipo di battaglia che effettivamente condusse, e il cui progetto doveva avere già in mente.
Infine, è di particolare significato il ruolo magistrale esercitato dalla genialità romana. Dal grande stratega Quinto Fabio Massimo “il Temporeggiatore”, Wellington assorbì certamente il concetto fondamentale della guerra di logoramento, mentre da Scipione l’Africano dovette apprendere il concetto di consolidamento, al quale si ispirò per la fortificazione sulle linee di Torre Vedras, analoga ai Castra Cornelia creati da Scipione l’Africano subito dopo lo sbarco in Africa. Parimenti dovette ispirarsi a Roma anche l’altro supremo genio militare occidentale, il principe Eugenio di Savoia il quale, all’assedio di Belgrado del 1717, minacciato dall’esercito di soccorso di Kara Mustafa, imitò Cesare ad Alesia, diventando assediato e assediante al tempo stesso, e sconfiggendo il nemico su entrambi i fronti.
Il saggio del professor Giuliani Balestrino, Ordinario di Diritto Penale Commerciale, presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’università di Torino, nonché Avvocato di Cassazione, dimostra come contributi essenziali per originalità e valore in campo storico possano venire da storici non professionisti, che apportano agli studi storici prospettive nuove e non convenzionali tratte da concrete esperienze professionali che pongono lo studioso maggiormente a contatto con la vita reale, evitando la classica “torre d’avorio” di chi fa solo il professore di storia. “Il segreto di Waterloo” appare estremamente convincente, per il grande numero di indizi, tutti fra loro concordanti, che l’autore espone con stile elegante ed efficace. Non era facile dire qualcosa di nuovo su un argomento sul quale sono state scritte intere biblioteche. L’Autore vi è riuscito in modo illuminante, ciò che giustifica pienamente la qualifica di geniale che, senza esitazione, si può attribuire a quest’opera.
EMILIO BIAGINI
BOJOWALD M. (2004) Zurück vor den Urknall. Die ganze Geschichte des Universums, S. Fischer Verlag, Frankfurt am Main, € troppi.

Continua ad ogni costo la vecchia barzelletta atea dell’universo “eterno”. Il segreto è nel rinverdire la vecchia illazione dell’universo che “pulsa come un cuore”, e cioè che alternativamente si espande e si contrae, dichiarando al tempo stesso “suicide” per la fisica tutte le prove che puntano verso l’inevitabile morte dell’universo.
La bestia nera dell’autore è la “singolarità” del “big bang”, contro il quale manifesta un granitico pregiudizio. Il fatto che in corrispondenza di tale evento la densità della materia scenda al di sotto del limite planckiano tendendo ad infinito lo mette in crisi. La teoria delle stringhe viene sbrigativamente dichiarata incapace di descrivere l’universo antecedente al “big bang”.
ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.
I TRIGOTTI
L’onore oggi tocca a:
KEN FOLLETT, Mondo senza fine, Mondadori, Milano, 2007
Abbiamo il piacere di insignire l’autore di questa celebre opera del prestigioso riconoscimento della Vipera di latta.
Segue un commento di Emilio Biagini:
Nel 1979, quando il film è uscito, era già state inventate centrali nucleari intrinsecamente sicure, tali cioè da essere tenute in funzione artificialmente, e da spegnersi da sé per effetto di leggi fisiche nel caso di un malfunzionamento.
Era quindi indispensabile alle suddette lobbies intensificare la propaganda e Hollywood, sempre sensibile al fruscìo dei dollari, non ha esitato a gettarsi nella mischia.
La trama è ridicolmente semplice. Una troupe di una stazione televisiva della California meridionale si reca in una centrale nucleare per girare un segmento per il proprio telegiornale. In presenza dei giornalisti si verifica un improvviso quanto non meglio precisato “incidente”. Si scatena una corsa tra i giornalisti “buoni”, che vogliono indagare sulla cosa e informare il pubblico, e le sullodate oscure forze della reazione che cercano invece di soffocare l’eccitante notizia che la centrale starebbe per trasformarsi in una bomba capace di perforare il pianeta arrivando fino in Cina.




