Opera difficile è scrivere quando la trama del racconto è già determinata e notissima. L’autore, tuttavia, è riuscito egregiamente ad animare lo svolgersi della storia, pur mantenendosi rigorosamente aderente al testo dell’Esodo. La forza del poema consiste nell’esplorazione del tormento di Mosè, dei suoi dubbi, delle sue umane paure di fronte al comando divino e alle opposizioni che incontra. Facile e insidiosa è la tentazione della vita comoda, ma Dio sospinge costantemente il Suo profeta che risponde con sofferta obbedienza.
(Pagina 171 di 194)







In Dante troviamo ovviamente poesia altissima, come si conviene a temi tanto elevati, ma anche ardua, non certo adatta ai semplici, anche per la lingua ormai tanto cambiata. San Tommaso inclina a intrattenersi maggiormente sugli angeli e a non credere all’Immacolata Concezione: la sua “Summa Theologica” è un testo difficile, animato da stretta logica, grandioso, ma incapace di scaldare il cuore, e neppure aspira a farlo, trattandosi di un testo altamente scientifico. Del resto lo stesso san Tommaso a un certo punto cessò di scrivere teologia, quando le sue visioni soprannaturali gli diedero la misura dell’abisso che separa il ragionamento umano dai misteri divini. “Mi hanno detto che quanto ho scritto è giusto, ma è paglia rispetto a quello che ho visto”, disse il santo dottore ai confratelli riferendo una di tali visioni soprannaturali, dopo che ebbe posto i suoi scritti sull’altare per cercare l’approvazione da “colà dove si puote”.
Le quattro rivelazioni principali sono contenute nelle opere: La mistica città di Dio di María di Ágreda, La vita della Vergine Maria; le Visioni di Anna Katharina Emmerick, La dolorosa passione di Gesù Cristo di Anna Katharina Emmerick; L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta; e Maria, porta del cielo di Consuelo (pseudonimo di una madre di famiglia spagnola che ha voluto restare rigorosamente anonima). I quattro racconti frammentari sono quelli della tedesca Therese Neumann, di “Domenico” (mistico italiano che ha voluto celare il proprio cognome), della spagnola Luz Amparo Cuevas e di “Rosa” (pseudonimo di una mistica italo-francese la cui identità è ignota).
Il volume del Lavère, infatti, non si perde in frascherie stilistiche, ma conduce una serrata analisi scientifica, in base allo studio di oltre 5000 dettagli dell’Opera. I risultati preliminari (infatti c’è ancora molto da scoprire, come dice lo stesso autore) sono stupefacenti. È la matematica, infatti, a dirci senza mezzi termini che le probabilità a favore di un’origine puramente umana de “L’Evangelo come mi è stato rivelato” sono talmente infinitesimali da invocare il principio di inflazione statistica.
INVITO AL GIALLO
IL ROMANZO COMPLETO
“IL MICIO CHE SAPEVA TROPPO”
E’ SCARICABILE DA SMASHWORDS
(COME PURE DIVERSE ALTRE OPERE DELLA DINAMICA COPPIA)
……
2
“Andiamo in macchina o col treno?” disse lui.
“Tu cosa preferisci?” rispose lei.
“Quello che preferisci tu.”
Era il solito dialogo. Ognuno dei due voleva fare solo quello che compiaceva l’altro.
Infine, visto che non avevano in programma visite a campi di battaglia in Scozia o ad altre destinazioni campestri, ma solo di passare alquanto tempo a Edimburgo, scavando negli archivi, decisero per il treno, più rilassante e, fatta buona provvista di acqua, gallette e omogeneizzati per Wat, partirono.
PARLIAMO UN PO’ DI…
SCIENTISMO
Il grande filosofo Karl Popper (autore di The logic of scientific discovery, London, Oxford University Press, 1968), emigrato in Gran Bretagna, per sottrarsi alla dittatura nazista, e divenuto professore all’università di Oxford, era il maggior specialista di epistemologia (filosofia della scienza) vissuto nel Novecento. A lui dobbiamo la demolizione più efficace e incontrovertibile dello scientismo, la cui proposizione basilare stessa è miseramente contraddittoria: infatti non è possibile dimostrare scientificamente che la scienza sia l’unica fonte di conoscenza, per cui tale proposizione non è scientifica.
I centri di potere massonico, economico e culturale, le sontuose logge inglesi e americane, Wall Street e la Royal Society sono per la Fede una minaccia assai più grave di quanto il Cremlino sia mai stato. Molti prelati e chierici cattolici sono stati ottimi allievi e propagandisti del Cremlino, moltissimi altri del laicismo massonico.
Nascostamente già prima del Concilio Vaticano II e in modo sempre più svergognato nel postconcilio, si è assistito alla svalutazione dei miracoli, all’eretico disconoscimento dell’onnipotenza divina. Oscurati i miracoli, non resterebbe che un insegnamento privo di autorità soprannaturale, che imporrebbe sacrifici senza alcuna contropartita, sofferenze inutili sulla terra senza speranza di premio. Oggi gran parte dell’insegnamento nei seminari, grazie alla frenesia di andar d’accordo col mondo a tutti i costi, tende a mettere in sordina i miracoli, attaccandosi agli specchi pur di escogitare una qualche “spiegazione” naturale.
PADRE CANDIDO RACCONTA…
SANREMO, 1954
Nel convento dei Cappuccini di Genova, quattro giovani erano in attesa di pronunciare la professione solenne per entrare nell’Ordine.
Il Padre Provinciale scrisse una lettera a Padre Pio da Pietrelcina annunciando la solenne cerimonia e implorando la preghiera del Santo Confratello per quei quattro giovani. La lettera venne firmata dai quattro ragazzi e spedita a San Giovanni Rotondo.
Come è consuetudine in questi casi, dopo qualche giorno arrivò la risposta che assicurava le preghiere del Santo Frate, ma…
PADRE CANDIDO RACCONTA…
AVIGNONE, 1964
In rue Paul Saïn, un giovane frate osservava preoccupato la grossa crepa che attraversava la facciata della chiesa di Nôtre Dame de la Conversion, sede della missione che assiste gli immigrati italiani in Francia.
Due distinti signori lo avvicinarono e incuriositi gli domandarono:
“Cosa osserva con tanta attenzione?”
“Guardo quella crepa sulla facciata della Chiesa”, rispose il frate.
Uno dei due domandò:
“Ma lei chi è, e cosa fa qui?”
Il frate indicò il saio:
IL VERO MOTIVO DELLA RIVELAZIONE PRIVATA A MARIA VALTORTA
Nel 1947, in una pagina (riportata nella corrispondenza tra Maria Valtorta e Mons. Carinci), e destinata al Santo Padre, il quale probabilmente non l’ebbe mai, Cristo esortava il Papa ad usare l'”Evangelo come mi è stato rivelato” per controbattere le ideologie atee dilaganti: l’Opera, “resa completa e gradevole, era pensata in modo da raggiungere quelle anime che non avrebbero in alcun altro modo letto i Vangeli”. In altre parole, si trattava di un prezioso strumento per avvicinare alla Verità evangelica coloro che ne sarebbero altrimenti rimasti per sempre lontani.