UN PIANO BEN RIUSCITO

Molti si sono cimentati nel rivelare le astuzie e le malvagità del signore delle mosche. In epoche più felici, quando la vita, la morte, l’immortalità, la salvezza dell’anima, erano cose serie, vi si pensava e se ne scriveva più sovente, e molto ne parlò il più sublime poeta di tutti i tempi, Dante Alighieri. Nell’Olanda del Seicento ne scrisse il grande poeta cattolico Joost van den Vondel, specie nei suoi drammi biblici “Lucifer” e “Adam in ballingschap” (per chi, nel colto pubblico, eventualmente non conoscesse troppo bene la splendida lingua nederlandese, “ballingschap” significa “esilio”; forse non è il caso di insultare l’intelligenza dei due lettori e mezzo di questo scritto dicendo che “Adam” vuol dire “Adamo”, “Lucifer” significa “Lucifero”, e “in” è “in”), mentre in Inghilterra il suo contemporaneo puritano Milton quasi esaltò la ribellione satanica (anzi, la esaltò proprio) nel suo poema “Paradise Lost” (per chi, nel colto pubblico, eventualmente avesse dimenticato a casa il dizionario inglese, “lost” significa “perduto”, e “paradise” ha forse qualcosa a che fare con “paradiso”).
Anche nel teatro il diavolo ha avuto la sua parte. Nell’età elisabettiana Christopher Marlowe mise in scena il “Doctor Faustus”, in cui Mefistofele finiva per fare bottino dell’anima di Faust, assetato di potere e di piacere. Più sottilmente, il grande Goethe permetteva a Faust di salvarsi con uno straordinario cavillo e grazie al suo “sforzarsi” (streben): una nozione curiosa, perché un vero cristiano direbbe che è la Grazia che salva, non qualsiasi sforzo che l’uomo possa compiere. Ma Goethe evidentemente pescava nelle acque inquinate della gnosi, e non per nulla era massone.
Nell’Ottocento fiorì la poesia satanica: ne scrissero Heine e Carducci, e ci provò persino Carlettino Marx. Heine e Carducci, che erano grandi poeti, alla fine si pentirono e si convertirono. Carlettino, che non era né grande né poeta, no.
Anche nella nostra pretenziosa epoca scientista, che si vanta di aver spezzato ogni vincolo con il soprannaturale, alcuni scrittori hanno osato sfidare i sarcasmi e le scomuniche degli sgangherati custodi del circo Barnum laicista, sondando i misteri del principe di questo mondo. L’anglicano C.S. Lewis intercettò una curiosa corrispondenza tra un esperto diavolo, di nome Screwtape, ed un povero tentatore alle prime armi, un certo Wormwood. Le lettere, pubblicate in un volume dal titolo “The Screwtape Letters” (tradotte in italiano “Le lettere di Berlicche”), contengono molte profonde riflessioni sui metodi per condurre un essere umano alla perdizione. Appare strana, però, la circostanza riferita da Lewis secondo cui il diavolo maggiore sarebbe “lo zio” di quello inesperto: ma come possono esservi rapporti di parentela tra diavoli? Forse “zio” era in questo caso solo un titolo onorifico?
Diversi fatti importanti, comunque, ci vengono ricordati da Lewis, che evidentemente il demonio lo conosceva bene. Anzitutto non bisogna dimenticare che “il diavolo è un bugiardo”: di ciò che dice una gran parte non solo non è vera, ma non lo è neppure dal suo punto di vista. E poi, che l’ingannatore può ingannarsi, così che vi è “wishful thinking” (ossia tendenza ad illudersi, credendo quello si vorrebbe fosse vero) all’inferno non meno che sulla terra. Sono due elementi da non perdere mai di vista in ogni riflessione sul mostruoso, ma anche ridicolo, principe delle tenebre e i suoi miserabili accoliti. Infine Lewis ricorda un altro aspetto di non poca importanza: se il diavolo odia tutto, c’è una cosa in particolare che maggiormente lo offende e lo mette in fuga, ed è l’essere preso in giro.
E i motivi di ridicolo non mancano. Ma come! Era il più vicino all’Altissimo, era il principe di questo mondo (e lo è tuttora, perché i doni divini sono irrevocabili: la Provvidenza divina lo tiene a catena, ma purtroppo, per colpa nostra e nostro castigo, ogni tanto lo molla). Tutta la sua intelligenza gli è servita solo per gonfiarsi come un rospo, trascinato dall’idea grottesca di poter diventare come il suo Creatore. Così ha finito per cacciarsi da solo in un carcere orrendo dal quale non potrà uscire mai più perché, essendo spirito perfetto, non può pentirsi. La superbia e l’invidia lo hanno tirato giù dal suo alto seggio. Ora cerca di trascinare gli uomini a fargli compagnia, usando sempre le stesse tentazioni, le medesime decrepite trappole.
Eppure spesso funzionano, come dimostra l’eccellente trattatello su come andare all’inferno “senza strafare”, uscito dalla corrosiva penna del politicamente scorrettissimo (e proprio perciò estremamente interessante ed attendibile) Rino Cammilleri, che ha evidentemente beneficiato in modo misterioso di un contatto con l’aldilà, simile a quello ottenuto da Lewis.
Anche l’autore di queste paginette ha avuto la rara e discutibile fortuna di intercettare, per puro caso, un documento vagamente analogo. Questo scritto viene offerto qui al sollazzo della gente superiore, quella che fa un sorrisino saputello ad ogni accenno a qualcosa che somigli al soprannaturale (e spesso i preti sono i primi a sfoggiare il sorrisino).
“Come è arrivato questo scritto?” vorrà sapere qualche curioso. Ma allo stesso modo in cui un démone (momentaneamente sconfitto) può perdere un preziosissimo anello del potere che finisce poi in mano al più sprovveduto e innocuo individuo, come ci ricorda J.R.R. Tolkien, così un altro démone (forse dopo averle prese di santa ragione da un angelo poco disposto al “dialogo”) potrebbe aver smarrito qualche altrettanto prezioso documento che svela le trame della sua genìa velenosa e degli esseri umani mentecatti che gli tengono bordone.
“In che lingua era?” insisterà qualche altro curioso. In quella della massonica società Dante Alighieri, e del Vaticano, naturalmente. In Vaticano le cose stavano diversamente, in passato, ma ormai vi si parla poco latino e invece tanto italiano. Quindi non c’era bisogno di traduzione. Essendo il centro della Chiesa, l’Italia è evidentemente il bersaglio primario delle schiere infernali.
“Puzzava di zolfo?” domanderà qualcun altro con fine ironia. No, non puzzava di zolfo, ma di cadavere, anche se scottava al tocco. Il linguaggio è gravemente offensivo, ma cos’altro ci si può aspettare dal diavolo? Odio, oscenità, menzogne, ovviamente, e anche non poco disordine di idee. Se qualcuno fosse troppo delicato per sopportarne le volgarità non ha che da ricordare sempre che tutto va inteso al contrario, che una lode del diavolo significa dannazione, e un insulto da quella fonte è un complimento ed un motivo di soddisfazione. Ma se in tutta questa squallida prosa ci fossero anche delle verità? Le menzogne i demoni le raccontano soprattutto a noi, mentre fra di loro, per complottare meglio la nostra rovina, qualche verità devono pur dirsela. Neppure il diavolo può costruire totalmente sulla menzogna. Comunque, attendibile o meno che sia, ecco il curioso documento diabolico, debitamente trascritto.
***
Di fronte all’abissale Maestà, finalmente scatenata e libera di operare per la nostra imperitura vittoria, mi prosterno devotamente ed offro queste mie riflessioni per un miglior successo delle nostre imprese, sperando che la Maestà Vostra voglia gradire questo umile contributo di un Suo devoto consigliere.
Il momento è cruciale, ed occorre raccogliere le forze per lo scontro finale. Voglia permettermi la Maestà Vostra di ricapitolare brevemente la guerra trascorsa per poter meglio mettere a fuoco (fuoco, che bella parola) quella che, secondo me, è la strategia da seguire.
Dopo la grave sconfitta inflittaci dallo spaventoso episodio della… (orrore!) risurrezione, per un certo tempo provammo a suscitare eresie, scismi, nuove aggressive sette e religioni che perseguitarono, sgozzarono, decapitarono, scorticarono, fecero a pezzi, bruciarono, violentarono e schiavizzarono i seguaci del nemico (e continuano a farlo). Molti vermi umani erano troppo stupidi o vigliacchi per resistere, pronti a seguire ogni nostro suggerimento, ma altri ci diedero invece gravi dispiaceri, opponendosi ad ogni nostra minaccia e lusinga, anche a rischio della vita. Ed ecco quindi la malvagia genìa dei martiri, dei moltissimi martiri, che purtroppo sono saliti per sempre a quel luogo odioso, raggiante luce dolorosa e insopportabile, preparato per loro dal nemico. Disgraziatamente non possiamo farci più nulla. Se sono costretto ad accennare a questa tragica circostanza (me ne scuso con la Maestà Vostra) è perché solo considerando attentamente i fatti possiamo dar forma ai nostri piani e far prosperare la nostra causa.
Abbiamo sempre saputo, naturalmente, che un covo di termiti all’interno fa molto più danno ad una casa di un branco di lupi all’esterno. Ma fra alterne vicende, fra vittorie e sconfitte, nei primi quindici secoli non siamo veramente riusciti a rendere abbastanza efficaci le nostre colonie di termiti.
Finalmente la grande breccia si aprì con la riforma protestante, ottenuta grazie alla vasta corruzione che un lungo e meritorio lavoro dei nostri tentatori aveva diffuso nel clero, che venne ben nutrito di molte nostre benefiche virtù, come superbia, invidia, avarizia, lussuria, aprendo la strada a scismi ed eresie d’ogni genere. Il protestantesimo negò la (puah!) “comunione dei santi” e la presenza reale del nemico in certi pezzi di materia commestibile che mi rivolta nominare, in più ridusse il matrimonio a un contratto civile, revocabile quando non più conveniente per uno degli osceni bipedi, o per tutti e due. Ebbe molte piacevoli conseguenze: anticlericalismo, laicismo, divorzio, aborto, eutanasìa, distruzione di monasteri, squartamento di preti e monache, apostasie, disperazione, suicidi e omicidi. Eliminata la pessima confessione, i peccati si accumulano in modo eccellente, e producono, nei paesi laicizzati dall’influenza diretta o indiretta del protestantesimo, un bellissimo disorientamento e la nascita delle divertenti e altamente meritorie figure dell’omicida seriale e dello psicanalista. Purtroppo numerose anime ci sono state sottratte dal nemico anche fra i protestanti, come pure molte anime di non cristiani, con la sofistica giustificazione che essi avevano seguito quello che il nemico chiama “il bene”, nelle uniche forme nelle quali era dato loro di conoscerlo.
Non meno grave è il fatto che, in qualche paese, i seguaci del nemico si difesero con efficacia, impedendo che il protestantesimo prendesse piede, ed anzi riconquistando molte posizioni. Così ci hanno dato armi di propaganda per il futuro, perché l’ottimo dipartimento della disinformazione che mi onoro di dirigere ha potuto montare “leggende nere” sul cristianesimo e gettare alluvioni di fango sulla chiesa, malvagia e violenta. Abbiamo fatto credere che riformati ed eretici fossero solo innocui portatori di opinioni diverse da quelle del caperonzolo di Roma, e che l’inquisizione cattolica fosse una cosa spaventosa. Al contrario, abbiamo steso fitti veli di nebbia sulle inquisizioni molto più radicali, sanguinose e divertenti che agivano nei paesi protestanti per sradicare il papismo, specie nella nostra prediletta Inghilterra, la nazione che abbiamo lungamente covato come un cancro del pianeta terra.
Abbiamo dato ad intendere che l’habeas corpus fosse una conquista protestante, mentre nella Roma dei caperonzoli esisteva da secoli, abbiamo convinto tutti che l’abolizione della tortura sia un successo del nostro prelibato illuminismo, mentre nelle terre dei caperonzoli romani era in disuso da almeno un secolo, e un ripugnante gesuita aveva già raccomandato che la si abolisse quasi due secoli prima: costui aveva anche definito “anticristiani” i processi alle streghe, che noi stavamo suscitando in gran quantità, soprattutto nei paesi protestanti; aveva anche richiamato la legge naturale della presunzione d’innocenza e sostenuto l’indipendenza dei giudici e la responsabilità civile di costoro, ma siamo riusciti a far cadere quasi del tutto il suo libraccio nel dimenticatoio. L’equivalenza del cattolicesimo col dispotismo è stata una mia brillante invenzione, che i miei cari storici, soprattutto anglosassoni, propagandano con caldo zelo e vigore. A proposito di calore, per parte mia, sono particolarmente lieto di poter dire che ho preparato loro dei posti ben caldi per quelli che sono arrivati giù da noi e per quelli che arriveranno.
Ma nonostante i nostri sforzi di propaganda, e in particolare i miei eroici sforzi, l’abominevole Spagna, lo schifoso Portogallo prediletto dalla cosiddetta… (puah!) “madre” del nemico (ma a Fatima abbiamo costruito un bello stadio per tutte le religioni, così da confondere per bene le idee), e la verminosa Italia, più qualche altro paese, hanno continuato a sfuggirci. L’Austria, la Baviera e altri ripugnanti paesi tedeschi, erano già quasi caduti, ma gli ignobili gesuiti li hanno recuperati (ora però, grazie alla nostra controffensiva, quell’ordine è molto migliorato). La Francia sarebbe caduta se, al momento in cui scoppiò il protestantesimo, fosse stata in balìa della cara Inghilterra, che era invece crollata come una pera marcia. Purtroppo una pastorella ignorante della Lorena, col vizio di ascoltare la voce del nemico, ce l’ha sottratta ancora per qualche secolo, ricacciando in mare i miei poveri cari inglesi. Una magra vendetta è stata quella di bruciarla sul rogo, perché purtroppo le ha assicurato una posizione privilegiata nel regno del nemico.
Gravissima poi è stata l’opera di quell’osceno individuo col nome di un uccello che ha scoperto il nuovo mondo, così che gli avversari hanno potuto metter fine alle meravigliose religioni e magie degli indigeni, ai loro sacrifici umani, al culto delle teste tagliate, ai loro scorticamenti di uomini vivi da parte degli stregoni che poi ne indossavano la pelle, e hanno invece diffuso la fede nel nemico. Ma anche qui, grazie ai nostri carissimi discepoli del nord anglosassone e massonico, la nostra controffensiva sta facendo grandi progressi, per distruggere la superstizione romana e riportare in auge le care usanze in vigore prima dell’abominevole conquista.
Intanto preparavamo la vittoria della modernità protestante. Soppressa l’idea della “presenza reale” del nemico nel pane e nel vino, è caduta la vomitevole adorazione: i nostri diletti protestanti ormai non hanno la più pallida idea di cosa significhi adorare. I deliziosi idioti credono che una semplice preghiera sia adorazione, ed accusano i bipedi cattolici di “adorare i santi”. La confusione che ne risulta è di tipo veramente squisito e niente affatto difficile da sfruttare per confondere ancor più le acque. Quanto più ardue per noi erano le cose, prima!
Quell’infame invenzione del nemico detta “comunione dei santi”, rafforzata dalla partecipazione alla disgustosa pratica della… (puah!)… “eucarestia” rendeva la vita impossibile ai nostri valenti tentatori. Ne scaturiva una rete formidabile, tenacissima, che univa i nostri avversari, paralizzava le nostre iniziative e respingeva persino i nostri più agguerriti compagni. Quanto fortificava quelle verminose anime l’entrare in comunione con il nostro persecutore, cibarsi del pane miracolosamente divenuto corpo del nemico, dopo essersi lavate con la (puah!) “confessione”. Oh, l’accecante luce (a loro invisibile, ma tremenda per noi) che emettevano anche i loro luridi corpi quando ingurgitavano quella roba.
Ma i preti (purtroppo non tutti, altrimenti avremmo già vinto) hanno pensato bene di aiutarci: moltissimi hanno svalutato il sacramento della (puah!) “confessione”, svalutando così anche tutto il resto. I deliziosi preti sono diventati quindi “pastori” e “dispensatori della parola”, la loro parola, perché il sermone è diventato la parte più importante della celebrazione. Parlano, parlano. Mai che ascoltino il nemico che cerca uno spiraglio nelle loro anime sporche. Così, neppure i bipedi cattolici, tranne qualcuno, sanno più cosa sia l’adorazione.
La chiesa dell’abominevole Roma (il cui nome odioso, letto alla rovescia, dà la parola insopportabile per noi, che pure godiamo nel parlare alla rovescia) si è impiccata da sola nella torre di Babele. Le lingue antiche cristallizzavano la fede, dando tangibile evidenza della terribile eternità del nemico, dell’immutabilità delle sue leggi. Ma le traduzioni imposte dal modernismo galoppante sono un vero spasso. Non c’è limite alle ridicolaggini che un traduttore, laureato in lingue dopo una serie di promozioni facili, non riesca ad infilare. Stupenda la traduzione in volgare del rito di esorcismo, oggi molto meno efficace, così i nostri valorosi lavoratori si difendono meglio quando cercano di cacciarli dalla comodità di un tiepido corpo umano.
L’odio per qualsiasi rappresentazione del nemico e dei suoi accoliti è una virtù che siamo riusciti a diffondere, sia fra i cristiani che i non cristiani. Anche il nemico inizialmente ordinò che non si facessero figure, perché i mentecatti ignoranti le avrebbero adorate, ma quando credette di averli educati abbastanza, abolì la proibizione. Egli stesso fece grande uso delle immagini per comunicare con la verminosa umanità. La decorazione delle chiese fu la “bibbia dei poveri”: tutt’ora può ispirare sentimenti graditi al nemico che vanno in ogni modo soppressi. A volte il nemico ha usato le immagini per comunicare direttamente con i vermi: brutte statuette o quadretti si sono messi a piangere o a sanguinare. Di rado, però, quei fatti sono stati presi sul serio, grazie al clero modernista e al ghignare dei nostri amabili giornalisti.
Quelle lacrime e quel sangue sono la testimonianza di quanto ancora soffre il nemico per i peccati commessi in continuazione dalle vomitevoli creature di carne. Anche quando un’immagine non frigna, è pur sempre una testimonianza di quanto il nemico ci tenga a loro. L’iconoclastìa va perciò incoraggiata in tutti i modi. Naturalmente lo si fa per una fede “più pura”, in un remoto essere, che pretende solo obbedienza. Al contrario, il nemico sofferente, il nemico debole è il nostro peggior nemico. Non si capisce perché, ma in quel momento è più forte.
Che i vermi umani si accorgano che sta soffrendo, è il nostro più atroce incubo. Se, spinti dalla compassione, ricambiassero il suo attaccamento, il suo struggente, disperato… (puah!) amore… per loro, sarebbe la nostra sicura sconfitta. Si pentirebbero, ci caccerebbero dalle loro vite, li perderemmo. Che cosa poi spinga il nemico a preoccuparsi tanto per questi esseri, non siamo mai riusciti a comprendere. Cosa ci guadagna? Cosa spera di ottenere? Perché la stessa prima persona del nemico, che non è uomo, si compiace di mostrarsi come tale, e come tale è apparso più volte a bipedi umani ai quali teneva in modo particolare? Perché la seconda persona del nemico ha voluto rivestirsi di quella forma, e addirittura (che orrore!) incarnarsi? Anche noi appariamo in forma all’incirca umanoide (modificata, per mostrare che si può far di meglio), quando occorre mostrarci, uscendo dalla nostra alta dignità spirituale. Cosa c’è, in quell’organismo viscido, di tanto importante, di tanto attraente (a parte il nostro legittimo desiderio di sbranarlo)?
Per diradare questi misteri dovremmo riuscire a strappare le chiavi dalle mani del caperonzolo che, su ordine del nemico, siede a Roma. Allora forse ci sarebbe chiaro il rapporto fra il nemico e quella marmaglia oscena. Quale potere ha conferito il nemico a quel brutto individuo? Una volta padroni di quelle chiavi, il cuore stesso della dottrina nemica, il segreto dei piani contro di noi, sarebbero in nostre mani, e potremmo cambiarne la programmazione. Ma gli sforzi del nostro dipartimento spionaggio, diretto dall’inetto Trivellone, non hanno finora dato risultati. Mi permetto di suggerire che lo si mandi in vacanza nel centro delle nostre fornaci e lo si sostituisca con qualcuno più sveglio.
So bene che un nugolo di angeli terribili, con le spade sguainate, circonda il caperonzolo romano, e che la dottrina è coperta da una spessa nebbia di un bianco accecante, che sembra provenga dalla terza persona del nemico, così che non siamo riusciti (finora) a penetrare nella fortezza. Nell’attesa di un assalto più deciso, ho provveduto io, con il mio dipartimento disinformazione, a stendere una spessa coltre di nebbia nera tutto intorno, facendo credere, grazie alla stampa, alla televisione, e ad altre nostre armi, che un certo concilio abbia radicalmente mutato la dottrina. Ciò che è, infatti, non ha importanza, se si riesce a far credere che sia invece qualcos’altro. “Svolta epocale”, è il termine vincente, elaborato dal nostro valoroso dipartimento filologico, sotto la guida dell’emerito collega Grattarogna.
Anche la struttura delle chiese ha subìto, grazie agli approfonditi studi del nostro dipartimento architettonico, diretto dall’illustre collega Scavafogna, un radicale miglioramento: non il nemico, ma la verminosa umanità devono essere al centro della liturgia, e l’edificio destinato al culto deve riflettere passivamente le tendenze dell’epoca, non cercare di indirizzarle secondo il volere immutabile del nemico e alla luce accecante di lui. Certo, una chiesa è sempre una chiesa, e quindi comunque ripugnante, ma i nuovi edifici che sembrano garages o cessi pubblici sono certo molto migliori delle spaventose chiese di una volta. Non favoriscono il raccoglimento, distolgono i vermi umani dal pensare al nemico e li dirottano verso idee più utili e produttive.
Molti sacerdoti e prelati sono i nostri alleati migliori. Il loro modernismo dimostra una capacità sorprendente di venire incontro alle nostre esigenze. L’odiosa musica di chiesa e il terribile silenzio dell’anima che prega rappresentavano per noi una barriera pressoché insormontabile, ma loro hanno premurosamente sostituito tutto ciò con schiamazzi e bei discorsi su argomenti di politica e di attualità. Un posto d’onore, quaggiù ben al caldo, si meritano questi nostri amici. Quanti bei damerini clericali vestiti in nero e porpora sono i primi ad agitarsi per screditare e demolire ogni cenno che il nemico tenta di fare al verminaio umano per sottrarlo alla nostra legittima fame.
La morte? Il giudizio? L’inferno? Il paradiso? Non sia mai che ne parlino, per non spaventare la gente. Hanno perfino abolito il “Dies irae”: bravi. Non bisogna disturbare il sonno del gregge. Non bisogna scuoterlo con spaventi prematuri. La morte lo coglierà comunque, e deve coglierlo impreparato. Ci penseremo noi a svegliarlo.
Che si immergano nel dorato paganesimo, cercando solo di star bene su questa terra. È un paganesimo più greve di quello antico, quando almeno c’era la scusa di non aver ricevuto la rivelazione del nemico. Altre differenze? Vediamo. In antico si abbandonavano i bambini e si abortiva, oggi si abortisce e si abbandonano i bambini. Dare scandalo ai piccoli era una sorta di rito di iniziazione, oggi è quasi un rito di iniziazione. Si praticavano magia, negromanzia, astrologia su scala industriale, oggi si praticano astrologia, negromanzia e magia su scala industriale. C’erano i boschi sacri, le sorgenti sacre, i fiumi sacri, i monti sacri, gli animali sacri, oggi ci sono gli animali sacri, i monti sacri, i fiumi sacri, le sorgenti sacre, i boschi sacri: perché il verminaio umano, per nostra fortuna, tende sempre ad esagerare, e non si limita ad aver cura dell’ambiente per proteggere la propria salute, ma divinizza e idolatra la natura, dimenticandosi del nemico. Quegli scriteriati riescono a trasformare anche le idee più innocue (chi non penserebbe a conservarsi sano, se dovesse trascinarsi dietro l’impiccio del corpo?) in fonti di ribellione al creatore. Lo accusano di aver ordinato all’uomo, appena creato, di assumere il dominio sulla natura. Ma che cattivo. Lo mettono sul banco degli imputati. Che bello.
Gli effetti di questa infatuazione degli idioti per creature ancor più grossolanamente materiali di loro, come gli animali e le piante, sono talmente splendidi che ritengo sia il caso di spingere in questa direzione il più possibile. A questo fine mi permetto di suggerire all’abissale Maestà Vostra l’istituzione di un nuovo dipartimento specializzato in ambientalismo. Potrebbe essere diretto dal nostro brillante collega Verdirospo, che caldamente raccomando alla Maestà Vostra come demonio attivo e affidabile.
In più, c’è l’infantilismo: il bambino dice: voglio, voglio, voglio. I bambini hanno sempre fatto così. Ma oggi, col nuovo paganesimo, anche gli adulti si sono messi a dire: voglio, voglio, voglio. Le femmine vogliono il sacerdozio, che esisteva già nell’antico paganesimo e aveva dei bellissimi riti orgiastici e la magnifica prostituzione sacra. I preti vogliono sposarsi, così avranno occasione di infangare non uno ma due sacramenti, quando la moglie del vescovo scapperà col giovane curato. I giovani non sanno cosa vogliono, ma lo vogliono subito. Le molteplici opportunità tecnologiche e il fulmineo propagarsi delle informazioni hanno creato desideri senza fine e sconfitto il disastroso vizio della pazienza, che in epoche meno agitate era stato accuratamente instillato nelle anime dal nemico.
Questo “voler tutto e subito” è il più prezioso tarlo che distrugge l’odiosa istituzione della famiglia. L’artificiale prolungamento dell’irresponsabilità giovanile, che non ci stanchiamo di promuovere, porta al rifiuto della natalità, all’invecchiamento della gente, al ristagno delle idee. Così quelle schifose piattole gettano in faccia al creatore il dono che aveva loro dato: partecipare alla creazione, dando vita a nuovi esseri. Certo, non creano loro direttamente, ma forniscono al nemico l’occasione per sfornare una nuova anima ogni volta che concepiscono un figlio. E loro non lo vogliono più fare, proprio quelli dei paesi che si dicevano (puah!) “cristiani”. Gli sta bene a quello lassù: se ne accorgerà dell’errore che ha commesso preferendo quelle bestiacce di carne alla nostra altissima dignità di puri spiriti.
A noi non ha dato quel dono, che li rende, purtroppo, simili a lui: nessun angelo, caduto o meno, ha mai generato un altro angelo. Eppure ci piacerebbe tanto fare dei nostri simili, per accrescere le nostre schiere, per quanto già numerose. E come sarebbe divertente fabbricare vermiciattoli umani da far crescere e sviluppare, già dannati in partenza, che si sveglierebbero stupiti in nostra compagnia, pronti per il trattamento. Purtroppo non possiamo creare. Non possiamo nemmeno distruggere il maledetto universo, tutte le cose visibili ed invisibili, annientare, cancellare, azzerare, fare come se tutto questo non fosse mai esistito, fare come se noi non fossimo mai esistiti, cessare di esistere. Niente da fare, è la condanna dell’esistenza, la condanna dell’immortalità. Dobbiamo esistere, nello stato in cui ci troviamo. Cosa ci resta, se non cercare di trarne il massimo vantaggio, vendicandoci sull’immondo verminaio umano, su questa carne da macello, su questa spazzatura strisciante, per colpa della quale abbiamo perduto il favore di quello lassù, che è diventato nostro nemico?
Consoliamoci: proprio nei paesi che una volta si dicevano “cristiani”, la vita è diventata, grazie a noi, frenetica. E questo è un bene inestimabile. Meno tempo per riflettere, meno tempo per guardarsi intorno, e meno che mai per la preghiera. Sprofondati nei loro pensieri di avanzamento, di come fregare il collega, di come farsi eleggere al parlamento o al consiglio comunale ed occupare le poltrone e conservarle ad ogni costo, corrono, corrono, corrono — un gran brulicare di vermi repellenti.
Ma c’è di meglio. Come ha accertato il nostro dipartimento statistico, guidato dall’inestimabile amico e collega Icsipsilonzo, la percentuale di individui adorni della preziosa virtù della sodomia impiegati in mansioni di alta responsabilità e influenza in organismi internazionali e in grandi aziende è in vertiginoso aumento. Dato che posti del genere richiedono la disponibilità a spostarsi anche a grandi distanze (o quelle che gli esseri umani, infognati nella loro pallina di pietra e di fango, considerano grandi distanze), le persone con una regolare schifosissima famiglia hanno problemi ad accettare posti del genere. Allora vengono scelti i nostri amici, che non hanno figli. Una volta insediati in posti di alta responsabilità, i simpatici invertiti sono in grado di assumere altri come loro e di influenzare le scelte politiche. E così, parlar male della loro virtù pederastica, come in passato facevano gli esseri retrogradi nostri nemici, è diventato perseguibile per legge. I nostri virtuosi amici sono diventati un “gruppo etnico” da proteggere. Che meraviglia. Chi avrebbe potuto sospettare una pacchia del genere, anche solo poco tempo fa?
A piccoli passi, con quelle creature di fogna che sono gli esseri umani, si ottiene tutto. Piano piano abbiamo fatto diventare una bazzecola le relazioni prematrimoniali, poi abbiamo valorizzato la virtù dell’adulterio, poi abbiamo fatto passare il principio che fra due adulti consenzienti tutto è permesso. Il prossimo passo sarà rendere rispettabile, bella, ammirevole, la pedofilia agli occhi dei bipedi quanto lo è per noi. Tutto sta a cominciare. Occorre far leva sull’utilissima parola “dibattito”: devono dibattere fra loro, arzigogolare. Finiscono sempre sul nostro terreno, perché i loro vizi sono più forti della ragione, e una volta accettato il principio che devono essere loro stessi a decidere, e non la legge imposta dal nemico, non c’è bassezza in cui non riusciamo ad attirarli.
La nostra vendetta, quindi, è in corso, con ottime prospettive di successo. Come rafforzare i desiderabili cambiamenti che stanno avvenendo nel verminoso liquame chiamato umanità? Per far questo, abbiamo tante armi a disposizione. Vizio solitario. Tentazioni sessuali, meglio se aberranti e contro natura. Droga. Frenesia del potere. Fregola di novità. E mai dimenticare quella benedetta parola: “progresso”. Le società segrete e iniziatiche, quelle che promettono conoscenze arcane e meravigliose, solleticando l’orgoglio, sono fra le più decise promotrici del “progresso”. Una volta avviati sulla nostra strada, sono gli stessi pidocchi umani ad aiutarci. Sono così deliziosamente idioti. Non domandano di meglio che essere menati per la proboscide. È una vera delizia. Credono di conquistare il mondo, ed è il mondo che conquista loro. Non fanno che respingere la mano del nemico e cercare sempre più di giustificare a sé stessi il proprio comportamento.
La gnosi, la credenza di poter fare da soli, senza l’aiuto del nemico, è l’anima di tutto questo, l’ossatura del modernismo. Fin dall’inizio, da quando il nemico si è gettato nella disgustosa avventura dell’incarnazione, l’abbiamo fritta e rifritta nel nostro fuoco lento. È sempre la medesima sbobba. Qualche abominevole teologo e anche qualche odioso pensatore laico se n’è accorto ma, grazie allo schiamazzare di chierici corrotti e presuntuosi, di cialtroni universitari, di scribacchini giornalistici, di blateratori televisivi, ed altri nostri accoliti, abbiamo neutralizzato la pericolosa scoperta.
Con il medesimo ardore bruciante, quasi tre secoli dopo la riforma, abbiamo scatenato l’età delle rivoluzioni, che sono sfociate in bellissime dittature e persecuzioni, e quindi la Francia, da “figlia prediletta della chiesa”, come la chiamavano i caperonzoli di Roma, è diventata uno dei nostri capolavori, il punto di partenza per la dissacrazione della parte d’Europa che ancora ci sfuggiva. Ma un capolavoro di astuzia ancora più grande lo abbiamo ottenuto dopo, nel formidabile secolo ventesimo. Come dimenticare la suprema eleganza di quell’operazione? Suscitare una bellissima tirannide per farla abbattere sanguinosamente con il contributo di un’altra non meno bella, così da far apparire quest’ultima giustificata e legittimata quale “salvatrice” dalla tirannide precedente, e permetterle di continuare, fra gli applausi generali, a macinare carne umana su scala ancor più deliziosamente grandiosa. È questo il maggior trionfo del nostro dipartimento politico, guidato dall’instancabile compagno Strappabudella.
Ma, per quanto io abbia la più alta stima del grande Strappabudella, vorrei sostenere, se la Maestà Vostra lo permette, una tesi che potrà sembrare eretica, ma che, a mio avviso, potrebbe meglio favorire la grande causa dell’inferno. Non nego affatto che le urla dei torturati e degli ammazzati siano un voluttuoso e ben meritato premio per noi, ma dovremmo trattenerci dall’indulgervi troppo.
Qual è stato, infatti, l’effetto di tante nostre belle tirannidi, d’ogni colore o scolorite che fossero? Ci siamo assicurati gioiosamente molte anime di carnefici, è vero, ma abbiamo subìto gravi sconfitte con le vittime. Tanti sarebbero venuti a noi se avessero avuto una vita più tranquilla, se avessero potuto crogiolarsi nella superbia, nell’invidia, nella lussuria e in altre nostre virtù. Invece, nella morsa della tortura e del terrore, nell’imminenza di una fine atroce, si sono rivolti al nemico, lo hanno supplicato, mentre i nostri li facevano morire di fame, gli spezzavano gli arti, gli cavavano gli occhi, li bruciavano coi ferri roventi, gli strappavano le unghie, li scarnificavano, li impiccavano, li fucilavano, li crocifiggevano, li lasciavano assiderare nella neve, li gassavano.
E il nemico? Invece di lasciare che il divertimento continuasse per l’eternità, ce li ha rubati e se li è portati nel luogo della pace, dove sono fuori della nostra portata e dove (pensiero orrendo), dopo tanti meritori sforzi per rovinarli, riavranno i loro corpi intatti e splendenti. Io dico perciò che le austere virtù dell’inferno andrebbero praticate con maggior impegno. Le nostre parole d’ordine dovrebbero essere: rinuncia e autodisciplina. È meglio sacrificare il piacere immediato a prospettive più promettenti.
Mi permetto pertanto di suggerire all’abissale Maestà Vostra che il metodo migliore sia quello non di perseguitare, ma di carezzare quegli esseri immondi con la massima dolcezza di cui siamo capaci. Dobbiamo rendere il mondo un luogo piacevole da abitare, ricco e comodo. Uccidere un uomo serve a poco, uccidere un’idea è tutto. Ed è questo che dobbiamo fare. Perciò, come l’abissale Maestà Vostra avrà avuto modo di constatare, la storia umana è stata sempre riscritta dal valoroso dipartimento da me diretto.
In questo ci è stata preziosa la cara Inghilterra, dove sono fiorite le più efficaci leggende nere sulla chiesa, diffuse poi in tutto il mondo grazie al predominio della lingua inglese: l’Inghilterra dove le fortune dei grandi Lord sono nate dalla spoliazione della chiesa e dalla devastazione dei monasteri per ordine del re scismatico, sifilitico e gottoso che ha avuto sei mogli, ed ora è uno dei nostri più cari ospiti. L’Inghilterra, dove le calunnie contro Maria Stuarda sono divenute materia di studio nelle scuole, dove la regina che ha cercato di riparare le distruzioni arrecate alla chiesa dal padre è divenuta Maria “la Sanguinaria”, mentre la nostra carissima amica che ha reso definitiva la vittoria protestante è diventata “la buona” Elisabetta, dove gli Stuart che cercavano di costruire una pace europea e di reprimere la pirateria inglese (proprio per questo li abbiamo rovesciati) sono diventati “i tiranni assolutisti”, e il nostro amico Guglielmo di Orange “un liberatore”.
La politica della divisione europea praticata dal regime londinese: che bella! E la chiamavano “equilibrio delle potenze”. Non ci sarebbe voluto molto a capire che avrebbe causato guerre senza fine. I miserabili bipedi umani non sono capaci di mantenere qualcosa in equilibrio, non sanno neppure cosa sia l’equilibrio. Prima il regime massonico di Londra ha combattuto la Francia, e ha coltivato l’amicizia della Prussia per controbilanciare la potenza francese, finché la Prussia è diventata l’Impero tedesco. Solo allora il regime dei furbissimi albionici s’accorto di aver svegliato un gigante e si è scoperto antitedesco e ha cominciato a fare la corte ai francesi per arginare i teutoni. E quelli non hanno tardato ad accorgersene e a ricambiare l’antipatia inglese, finché l’Europa è precipitata in una serie di bellissime catastrofi.
Ma quanto sono idioti, com’è ridicolmente facile ingannarli! Basta dare loro un piccolo vantaggio, una piccola soddisfazione dell’orgoglio, o anche niente del tutto, solo chiacchiere, solo odio verso il loro creatore e il loro prossimo, e ci seguono come cagnolini. Un poeta irlandese ha scritto che il diavolo risiede a Londra, al centro del governo, ma ha dimenticato il meglio: vi ha sede soprattutto il nostro vaticano, la grande loggia iniziatica che legittima tutte le altre.
Ancora un piccolo sforzo. Nostri grandi alleati, oltre ai chierici e alle logge iniziatiche alle quali i “modernisti” appartengono, sono i professori universitari e gli insegnanti (non tutti, purtroppo, ma certo la più gran parte). Oh, le gioie dello scientismo: la presunzione che la scienza sia l’unica fonte di conoscenza. Appunto questa stessa idea non è dimostrabile scientificamente, e quindi l’intero scientismo non sta in piedi. Ma che importa? La presunzione di quei disgraziati viene solleticata dai più insulsi deliri filosofici, e il nostro compito, che è proprio quello di confonderli, diventa facilissimo.
Oh, le delizie della presunzione accademica. Oh, le meraviglie degli sgambetti e dei colpi bassi per fare carriera. Quante vite rovinate a chi si ostinava ad essere apertamente fedele al nemico, a chi cercava davvero la verità (quell’orrenda parola), a chi parlava sinceramente, a chi si fidava delle promesse. Quanti gloriosi lauri accademici agli inetti che non davano ombra né ai baroni universitari né alle marchese universitarie. Quante invidie, quante malignità, quante bellissime calunnie, quante sfolgoranti carriere ottenute con la prostituzione, o col matrimonio con la figlia del barone, che è ancor meglio di una prostituzione. Quante belle reti di omertà e di favoritismi. Quante magnifiche menzogne imposte con l’autorità. Quanti libri censurati, dai cari baroni universitari e dai deliziosi passacarte delle case editrici: libri che non erano politicamente corretti, perbacco! Il politicamente corretto l’ho inventato io: è uno dei maggiori trionfi del mio dipartimento.
Materialismo, evoluzionismo, relativismo, psicanalisi, antropologia dei generi: dolci parole. Non dobbiamo stancarci di promuovere queste idee.
Ma come fanno ad essere così idioti? Come può il mondo essersi creato da solo? La materia non può esistere senza lo spirito, mentre lo spirito esiste benissimo senza la materia. Nessuno lo sa meglio di noi. E come potrebbe la materia stare insieme in un ordine straordinario (che ci far star male solo a pensarci)? Quell’ordine è l’impronta, è la firma dell’odioso creatore. Eppure quegli idioti, per fortuna, non vedono, non vogliono vedere, quello che hanno davanti agli occhi. Proprio l’occhio: potrebbe mai un organo così pazzescamente complesso, di una complessità irriducibile, essere nato per caso? Se ne difetta in minima parte non funziona affatto. Ma quelli credono di aver spiegato tutto, di sapere tutto. Noi… noi, ridotti come siamo a non poter più abitare il paradiso, siamo sempre più bravi del creatore: lui fa cose mirabili, noi riusciamo a renderle insignificanti nel cervellino di quegli esseri. I vermi umani ricevono doni incredibili, e grazie a noi non se ne rendono conto.
La psicanalisi: una delle nostre opere più efficaci. Niente peccato. Il peccato non esiste, è solo una questione di “complessi”, e i complessi vanno vinti e superati, se si vuol vivere come si desidera. Bene, e che sarà mai il peccato? Così regalano fortune a ciarlatani, mentre avrebbero la confessione (puah!) gratuita a portata di mano. È questo uno dei nostri grandi capolavori: togliere la medicina, e curare l’avvelenamento con altro veleno. Ma è anche molto di più. È il profondo segreto della nostra iniziazione: “Fa’ ciò che vuoi”, come proclamavano i nostri deliziosi adoratori dei tanti “Club del fuoco dell’inferno”, partoriti dal Settecento inglese, da quei “lumi”, che altro non erano se non il riflesso delle nostre fornaci ruggenti. Veramente deliziosi costoro: ne ho assaggiato uno poco fa, arrostito a puntino, e mi permetto di raccomandarli all’abissale Maestà Vostra.
La presunzione di potere tutto con la gnosi, si sposa al dubbio assoluto, la negazione di solide realtà cui ancorare la mente. Questo li cura da ogni attrazione verso il nemico. È la trappola dei contrari che funziona sempre: da una parte cattura i presuntuosi che credono di sapere tutto, dall’altra ingabbia i dubbiosi e i tremolanti. Dicono di non credere a nulla, e credono a tutto, a tutto quello che gli gettiamo davanti: cartomanzia, astrologia, fondi di caffè, magia, malocchio, reincarnazione, sette che li sfruttano e li schiavizzano.
Anche la metà femminile del verminaio umano richiede un’arma a doppio taglio: da una parte la schiavizzazione, dall’altra la licenza sfrenata del femminismo estremo. La prima trionfa nei benedetti paesi dove i nostri amici crocifiggono, sgozzano e bruciano vivi i pochi cristiani rimasti da loro. La seconda impazza nei paesi che una volta formavano la cosiddetta “cristianità”. Entrambe sono portatrici di bellissimi risultati come disperazione, ignoranza, imbecillità, oppressione, mutilazioni, suicidi. La cosa è di tale importanza che mi permetto di raccomandare fortemente all’abissale Maestà Vostra l’istituzione di un nuovo dipartimento specializzato negli affari femminili, per la direzione del quale vorrei segnalare la possibile scelta tra due ugualmente valorosi colleghi: Infibulazzo e Lesbicone.
Le nostre operazioni vanno a buon fine, perché sono per il bene e il progresso. Grazie agli incessanti sforzi del mio dipartimento, qualsiasi cosa ci si opponga, e cioè tutto ciò che il nemico tenta di comunicare a quella carne da macello è “vecchia”, “medievale”, “superata”. È la magia dello storicismo. Così i topi di fogna non sono più in grado di distinguere fra “arcaico” e quell’altra parola, terribile, invece, per noi: “eterno”. “La verità è relativa”, ecco un’altra parola d’ordine di abissale potenza. Niente spiega niente. Se è relativa, perché dovrebbe cercarla, quella scimmiesca genìa?
Grazie a queste nostre armi, ormai, non c’è più bisogno di confutare le cospirazioni del nemico. Se cercherà di trarli a sé, se moltiplicherà le apparizioni, le profezie, gli ammonimenti, le rivelazioni private, a conferma dell’unica rivelazione e ad ammonimento dei peccatori, se apparirà la figura di un santo sul cuore di una statua del nemico (che lo stesso scultore dichiarerà non essere opera sua, mentre nessun altro ha potuto metterci mano, dato che la statua stessa era in fondo al mare), se un’immagine sacra verserà lacrime o sangue, non ci sarà bisogno di alcuno sforzo per nascondere o confondere il messaggio. Un sorrisetto di sufficienza basterà: “un testacoda fra arcaismo e modernità”, scriverà qualche nostro amico. Un ghigno seppellirà l’intera faccenda e non se ne parlerà più. Evviva la libera stampa.
Ormai, anche se si manifestasse il nemico in persona in tutto il suo fulgore, circondato dalle schiere splendenti dei nostri ex colleghi, direbbero che è un’allucinazione. Vedremo cosa diranno quando appariranno le nostre, di schiere, per andare a prenderli. Anche noi abbiamo il nostro esercito, agguerrito e pronto alla battaglia. Non si illuda il nemico di vincere. Ha ancora un po’ di truppe, ma il titolo di “Signore degli eserciti” gli è stato tolto dai suoi presunti fedeli: non era politicamente corretto in una società di vigliacchi. C’è ancora qualcuno che si converte al cattolicesimo, dopo un lungo affaticarsi e soffrire, a volte a rischio della vita. Ma chi gliela fa fare? I suoi nuovi confratelli di fede, come noi abbiamo insegnato loro, lo accolgono gelidamente: “Perché non sei rimasto dov’eri?” gli dicono, “tanto è lo stesso”. E perché dovrebbero apprezzare una conversione? Già morti sono. E i cadaveri, si sa, non sentono nulla, non s’interessano di nulla.
Con esseri come quelli, i nostri successi dilagano. Diverse volte abbiamo tentato di distruggere col fuoco un certo telo che ci dà fastidio. Il telo c’è ancora, per quanto bruciacchiato. Ma ci ha pensato il simpatico arcivescovo che l’aveva in custodia a demolirne la reputazione. Prima lo ha affidato a certe bande di nostri amici che hanno falsato la datazione, poi ha subito alzato bandiera bianca, dichiarando che si trattava di una semplice icona. Il muto testimone di qualcosa che vorremmo tanto dimenticare è ancora nella sua teca, ma almeno, agli occhi della gente, è del tutto screditato.
Ci fu una donna paralitica, immobilizzata a letto fin da giovanissima, alla quale il nemico rivelò la sua storia in modo spaventosamente preciso. E si lamentò amaramente con lei dei troppi preti che gli erano infedeli, e li chiamò “nuovi sinedriti”, “Giuda” e “Caino”, e disse che i preti sarebbero “stati i primi a rotolare nell’abisso dell’anticristo”. Quella registrò diligentemente tutto quello che le veniva dettato. L’infelice femmina (infelice, che bella parola) non era mai uscita dall’Italia, aveva fatto solo semplici scuole tecniche, e non poteva alzarsi dal letto neppure per i bisogni più elementari della sua carcassa; non era in grado di raggiungere un dizionario che stava a tre metri di distanza. Eppure riempì centinaia di quaderni, descrivendo le immagini che le venivano mostrate, o riportando i colloqui col nemico e con la sua cosiddetta madre. Il tutto fu poi pubblicato in molti volumi, dieci dei quali descrivono in ogni particolare la sciagurata vicenda dell’incarnazione.
Ogni dettaglio è esatto, come sanno bene i nostri illustri colleghi che entrarono nei maiali e li affogarono, dopo essere stati sloggiati dalla loro legittima preda, e come ben sa la Maestà Vostra quando ebbe occasione di colloquiare col nemico indebolito (ma non abbastanza) da quaranta giorni di digiuno nel deserto. Ogni dettaglio venne a conoscere quell’abominevole paralitica, che ora purtroppo si crogiola nella luce accecante del nemico. Ogni dettaglio descrisse con precisione, perfino una curiosa e rara formazione geologica (la cui esistenza fu confermata, sotto giuramento, da un geologo che aveva visitato la Palestina), e particolari geografici che in due millenni sono cambiati (prelati ottusi si affrettarono a contestarle gli “errori” nella descrizione di un certo lago, ma il nemico in persona, nei suoi colloqui con lei, fece presente che le frane avevano cambiato la linea di costa), perfino le esatte differenze di pronuncia fra l’ebraico della Giudea e quello della Galilea, di cui non poteva, umanamente, sapere nulla.
Una disgraziata paralitica, una paralitica che scriveva di getto, senza una traccia, un piano, e con rarissime correzioni, solo quelle che può fare chi si accorge di aver male registrato un qualche racconto che gli è avvenuto di ascoltare, o una qualche immagine che ha visto, o qualche concetto di cui ha sentito per la prima volta la spiegazione. Un qualsiasi deficiente fra i maledetti vermi umani avrebbe capito che l’intero scritto non poteva che essere il risultato di una dettatura. Invece di chiedersi come fosse possibile una cosa del genere senza un autentico intervento del nemico, i prelati hanno fatto il nostro lavoro, hanno punito la paralitica, le hanno persino negato la comunione frequente. Il nemico, sconsolato, ha dovuto dire, infine, alla paralitica: “volevo che questa rivelazione servisse a tutti, ma almeno valga per te”. Ogni volume porta obbligatoriamente sulla copertina la diffida, recante l’illustre firma di un alto prelato a noi caro, la diffida — dicevo — rivolta ai disgustosi credenti affinché non considerino ispirate quelle pagine (e ti pare, ammettere che sono ispirate vorrebbe dire che pure gli aspri rimproveri al clero vengono dal nemico). Non era il caso che ci mettessimo la firma anche noi.
Una suora polacca, nostra acerrima avversaria, ha tentato, istigata dal nemico, di diffondere una forma di devozione per noi dolorosissima: quella della misericordia del nemico verso l’osceno verminaio umano. Ma preti e prelati l’hanno meritoriamente osteggiata in tutti i modi, fino a proibire del tutto quella devozione per molti anni. Purtroppo la proibizione è stata poi tolta da un papa suo conterraneo (quello che non siamo riusciti a far fuori prima che ci causasse non poco danno), ma non disperiamo di attenuare gli effetti di simili pratiche, grazie ai tanti nostri amici nella curia romana e nelle altre curie vescovili.
Un frate della disgustosa Italia, e proprio della parte più ripugnante, il sud, dove resiste maggiormente la bieca istituzione della famiglia (cosa ci trovano poi a stare tanto insieme, i vermi?), un frate dal nome come un pigolìo, è stato uno dei nostri avversari peggiori. Ma quale ricca messe di preti e prelati abbiamo raccolto intorno a lui, anche se egli purtroppo, nonostante i nostri eroici sforzi, ci è sfuggito. Un altro frate è arrivato a mentire sulle stimmate di lui, senza averle esaminate, e dopo essersi fatto ricevere con l’inganno. Tanti altri ottimi sacerdoti si sono prodigati per calunniarlo, perché quello col nome pigolante, grazie alla confessione, aveva indotto le loro amanti a lasciarli. Altri l’hanno osteggiato grazie alle preziose virtù dell’invidia e della presunzione. Ora sono tutti al sicuro, in una bella gabbia piena e debitamente arroventata.
Un odioso cinematografaro, uno dei pochissimi che non sono nostri amici, aveva girato un tremendo film in cui mostrava cosa realmente era successo quando i nostri hanno cercato di porre fine al disgustoso episodio dell’incarnazione. Il caperonzolo di Roma lo ha visto e ha detto: “Così devono essere andate le cose”, ma, ovattato dalla curia, il suo parere ha avuto scarso effetto. La paralitica scribacchina, una suora tedesca analfabeta e altre “veggenti” avevano raccontato la storia esattamente come la si vede nel film, anzi il racconto della paralitica scribacchina è ancora più atroce, perché rivela come i giudei insultassero il condannato per tutta l’ascesa al Golgota, mentre i Romani cercavano piuttosto di proteggerlo, cosa che nel film non si vede. Colui che ha trascritto il racconto dell’analfabeta ci ha aggiunto del suo, mentre la scribacchina ha registrato direttamente le parole del nemico. E noi sappiamo bene com’è andata. Anch’io c’ero: curavo le pubbliche relazioni col sinedrio.
Ma i prelati nostri amici e i teologi modernisti si sono scagliati contro il film, molta gentaglia comune è rimasta semplicemente atterrita, in Israele lo hanno proibito perché hanno ancora paura di ciò che è successo duemila anni fa, e dire che non sanno che è ancora troppo riguardoso verso i loro antenati. E poi il nostro trionfo: il sacerdote canadese, cappellano del cinematografaro, “regista spirituale” del film, è stato sospeso “a divinis” per aver collaborato con certi nostri nemici troppo zelanti, e il suo arcivescovo lo ha ammonito che le sue azioni a favore della vecchia liturgia erano fonte di scandalo per il clero e i laici. Nessun problema, naturalmente, per scismatici, protestanti, islamici, buddisti, che vanno agli incontri ecumenici nelle chiese. Il vero pericolo viene da chi resta fedele alla tradizione cattolica: hai ragione, arcivescovo, hai proprio ragione, è di lì che viene il pericolo (sapessi quanto apprezziamo la tua opera; te lo dimostreremo: vedrai che bel posticino ti abbiamo preparato), ma noi facciamo del nostro meglio, con il tuo aiuto e di quelli come te, per scongiurarlo.
Del resto non è difficile: a quegli idioti non è dato di vedere quello che noi (e il nemico) vediamo sul lato autentico della realtà. Ad esempio, una corona di dodici stelle, dodici papi con lo stesso nome pigolante del frate. Un piano tremendo del nemico contro di noi. Al vertice dei dodici il frate, così come il nemico è alla testa degli apostoli. Ma, grazie all’incessante lavoro mio e dei validi agenti del mio dipartimento, quasi l’intera banda è divenuta impopolare presso la maggior parte dei vermi umani, ed ha perduto di efficacia.
La corona di dodici stelle l’hanno pure scelta come simbolo dell’Europa unita, ma il nostro dipartimento politico è riuscito a neutralizzare questa pericolosa deriva. Infatti, come inno ne ha fatto scegliere uno che decanta la “gioia” massonica. Ancor più importante è che siamo riusciti, con il prezioso sostegno della cara Francia giacobina, a far completamente omettere dalla costituzione europea qualsiasi cenno alle schifosissime radici cristiane. Così la corona di dodici stelle, della cosiddetta madre di quello là sulla bandiera europea si stempera e perde valore. E poi il verminaio umano è così ignorante: come può sapere il significato, anzi la potenza, delle dodici stelle?
E se quella si sforza di apparire in tutto il mondo, preti e vescovi soffocano i suoi messaggi e le sue profezie. Meno male, perché purtroppo le cose le sa davvero. Qualche mese prima che scoppiasse la bellissima rivoluzione d’ottobre, la nostra arcinemica, in un infausto luogo del Portogallo che ho nominato prima e di cui non mi va di ripetere il nome, ha detto chiaro e tondo quello che sarebbe successo di lì a poco in Russia. Alla paralitica grafomane, il nemico in persona ha profetizzato, durante la cosiddetta “seconda guerra mondiale”, anni prima che nascesse lo stato d’Israele (e che vi scoppiasse l’inferno da noi orchestrato), che gli ebrei sarebbero sì riusciti a tornare nella cosiddetta “terra santa”, ma che non avrebbero mai potuto restarci in pace. Tutte verità, verità innegabili, verità che scottano, profezie che puntualmente si realizzano, e danno un enorme fastidio alla marmaglia umana. Eh sì, purtroppo lassù sanno tutto prima che accada, ma a che serve avvertire degli idioti senza memoria, che odiano la verità? Quelli non vogliono sapere, e ci pensano i prelati ad anestetizzarli, raccomandando prudenza, prudenza, prudenza. Ma il benedetto eccesso rende mortale anche l’acqua fresca. La prudenza è un vizio raccomandato e lodato dal nemico, è vero, ma grazie a noi, scatenata in eccesso, diventa una virtù dell’inferno, e i messaggi del nemico si svuotano.
Le nostre parole d’ordine, ora, dovrebbero essere: “bontà, accettazione del diverso, pace ad ogni costo”. Bisogna addormentare, non perseguitare. L’unica persecuzione dev’essere il ridicolo per chi prende sul serio la devozione al nemico. Il verme da schiacciare dev’essere assistito, coccolato, perdonato, messo in primo piano, con le sue esigenze, con i suoi capricci, con le sue miserie, al punto da fargli dimenticare chi lo ha creato. La ridicola chiesa dev’essere solo una centrale di assistenza. I preti devono sentirsi accettati solo come assistenti sociali. Come servi del nemico devono apparire del tutto ridicoli.
Il diverso? Ma certo, mettiamo tutto al medesimo livello. La scelta è malvagia discriminazione. Perché se tutte le religioni sono buone, nessuna è buona. Proprio lì bisogna arrivare. Non si darà mai sufficiente peso e urgenza a questo bisogno divorante: smussare la terribile spada della verità. I vermi umani non devono più ragionare come una volta facevano: col “sì” e il “no”. Il nemico è risorto oppure no? L’anima è immortale o no? Il paradiso, il purgatorio, l’inferno, esistono o no? Se sì, è un conto; se no, è un altro. Invece, niente alternative chiare. Nebbia, soffocante, comoda nebbia, dove tutto è incerto e, nel dubbio, i vermi si sentano giustificati a seguire soltanto il proprio comodo. Non bisogna negare la verità, ma soffocarla. Diffondere persuasioni nette, anche se favorevoli a noi, significa attirare l’attenzione su altre persuasioni opposte, propagandate dal nemico che vuol rubarci le anime.
Nebbia, nebbia, nebbia. Non si deve negare che quello sia uscito dalla tomba, né dire che dopo la morte non c’è nulla, né insistere che devono credere come piace a noi e non come piace al nemico. Per quanto possa apparire strano, lo stesso satanismo, a volte, ci danneggia. Certo, è bellissimo essere adorati al posto del nemico, ma poi quella gente fa cose che rivelano troppo, e troppo prematuramente, la nostra autentica natura: profana tombe, tortura, ammazza, finisce in tribunale e sui giornali. Al verminaio umano, purtroppo, queste cose, di solito, non piacciono. Perfino i nostri amici laicisti, pur non interferendo nel nostro culto come idea, mettono in moto le forze dell’ordine se qualche gruppetto di nostri bravi ragazzi massacra una molesta suora.
Il nostro miglior seguace è invece il pidocchiume umano che non attira troppo l’attenzione: fa molte piccole cose meschine, che a poco a poco lo portano sempre più lontano dal nemico e lo avvicinano a noi, spinge altri ad imitarlo, e così una folla immensa cammina, cammina, cammina, a piccoli passi, verso l’abisso, mentre i preti parlano soavemente fra loro.
Riassumo: bontà, tenerezza, comprensione per tutti, specie per l’errore che non vuole correggersi, per il peccatore che non ci pensa neppure ad emendarsi. E benessere, ricchezza, pace, senso di sicurezza, anestesia dell’anima e porta spalancata sul giardino dei piaceri terreni. Questo ci vuole. Questo dobbiamo realizzare su quel miserabile pianetucolo. Questo è il segreto del nostro piano che deve assolutamente riuscire. E riuscirà. Dopo, avremo tempo per divertirci.
Con i più devoti ossequi all’abissale Maestà Vostra dal vostro devotiss…
***
Qui lo scritto si interrompe e manca purtroppo la firma, perché il lungo rotolo appariva malamente bruciacchiato, specie in fondo, e poi si è del tutto incenerito appena completata la trascrizione. La cosa, tuttavia, non è poi tanto importante, anche perché nessuno prenderà sul serio uno scritto del genere. La persona saggia, seria, laicista, colma della sapienza di questo mondo, ci farà su una grassa risata e continuerà tranquillamente a camminare per la via larga e comoda, fino all’inevitabile fine. Il cristiano tiepido andrà per la medesima strada, a braccetto con il laicista, e scoprirà anche lui la riposante comodità della via larga, che passa per Laodicea (vedi quanto insegna il libro dell’Apocalisse su quella interessante località: ce n’è una succursale proprio in provincia di Varese). Buona passeggiata.





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